Algeri, 1575. Miguel de Cervantes, un soldato di ventotto anni della Marina Spagnola, viene catturato e tenuto prigioniero dai corsari del Baja di Algeri, il temuto e temibile Hasan. Miguel può essere venduto come schiavo, ma i corsari pensano di poter guadagnare di più chiedendo un carissimo riscatto, che però potrebbe non essere mai pagato dalla famiglia. E il giovane spagnolo, Il Prigioniero, tra le mura della prigione corsara trova un’insospettabile alleata: l’arte di raccontare storie.

Basandosi sulla reale prigionia in Africa di Miguel de Cervantes – prima del Don Chisciotte – il regista cileno premio Oscar Alejandro Amenábar (Mar adentro) scrive, dirige e compone la colonna sonora di un film storico che mette al centro il potere dell’arte e della narrazione come mezzo di riscatto non solo emotivo.
È la voce narrante del prete-cronista e scrittore Antonio De Sosa (Miguel Rellan), anche lui prigioniero del Baja Hasan (Alessandro Borghi), a catapultare lo spettatore nella prigione di Algeri dove, sotto un sole cocente, la libertà dei prigionieri è solo un mezzo per fare soldi, molti soldi. Mentre le giornate scorrono lente e scandite solo dalle violenze dei carcerieri, Miguel de Cervantes (Julio Peña Fernandez) inizia a immaginare storie fantastiche abitate da damigelle e avventurieri. Storie che racconta ai propri compagni come se recitasse su un palcoscenico teatrale, cercando di rendere tollerabile la prigionia. Come Cervantes, Amenábar sfuma i confini tra verità e finzione, tra desiderio di fuga e immaginazione. Anche il Baja Hasan, dalla finestra del suo palazzo affacciato sul cortile della prigione, ascolta i racconti di Miguel. Hasan è di origine italiana, convertito all’Islam, la vita lo ha portato in passato a viaggiare e conoscere luoghi e imparare molte lingue, incluso lo spagnolo.

Se all’inizio è la curiosità a spingere Hasan ad ascoltare le storie di Cervantes, nel corso dei cinque anni di prigionia di Cervantes, il suo interesse per questo giovane prigioniero diventa più personale fino a sfociare in una relazione amorosa, con un inaspettato tocco contemporaneo, se vogliamo, in un film che ha l’estetica e la cura di un film storico d’altri tempi. Grazie al suo rapporto con il Baja, Miguel trova un accordo che gli permette per ogni nuova storia il Baja apprezza, di avere un giorno di libertà tra le strade di Algeri e organizzare un piano di fuga per sé e alcuni suoi compagni.
Non sarà un’impresa facile, perché anche tra i compagni di prigionia invidie e sospetti, delazioni e tradimenti possono diventare un pericolo e mettere a rischio Cervantes e il suo piano.

In questa produzione Spagna-Italia, Amenábar costruisce una storia di fantasia sospesa tra emotività ed epica. Ma i 134 minuti intrattengono senza annoiare, grazie anche al cast, alla fotografia di Alex Catalán, che gioca con i contrasti del sole degli esterni e l’oscurità delle eleganti stanze del palazzo, alle location ad Alicante e Siviglia, ai sontuosi costumi. E con un piccolo indizio sul futuro romanzo più famoso della letteratura mondiale, che Cervantes scrisse anni dopo, ma i cui semi, immagina Amenábar, furono piantati durante quegli anni da prigioniero ad Algeri con uno straordinario “talento per le storie“.
Titolo originale: El Cautivo
Regia: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar
Interpreti: Julio Peña Fernandez, Alessandro Borghi, Miguel Rellán, Fernando Tejero, Luis Callejo
Durata: 134 minuti
Sito web ufficial: https://ilprigionieroalcinema.it/
Distribuzione Italia: Lucky Red
Uscita (cinema): 10 giugno 2026











