La gita scolastica è il primo lungometraggio di Una Gunjak, regista bosniaca: la storia, liberamente ispirata ad un caso di cronaca reale, segue le vicende dell’adolescente Iman, interpretata da Asja Zara Lagumdžija.
Iman infatti, durante un gioco tra compagni, inventa una bugia per sentirsi accettata dagli altri, ma le sue parole verranno usate per fare di lei un bersaglio. Si tratta di un’affermazione riguardo la propria sessualità, un tema difficile per degli adolescenti che non vogliono nient’altro che essere apprezzati da chi ha un carattere più deciso e riveste il ruolo di “leader”, anche nel gruppo classe.
È molto interessante come nella pellicola gli avvenimenti siano sempre seguiti dal punto di vista della protagonista, che è idealmente circondata – e a tratti accerchiata – da diverse figure, lo stato d’animo della giovane traspare non solo grazie ai dialoghi ben costruiti, ma anche mediante uno stile registico che mette in evidenza sguardi e gestualità. Emergono la forza e fragilità di Iman, in un dualismo in cui lo spettatore è portato ad immedesimarsi; le conversazioni con la madre risultano estremamente profonde, segnando un punto di incontro tra diverse generazioni.
È un coming of age molto sincero, in cui gli adolescenti potrebbero rivedersi e gli adulti osservare ma con un forte coinvolgimento emotivo: a fare la differenza rispetto ad altre opere di argomento simile è certamente l’ambientazione bosniaca, riconoscibile e credibile.
Aspetto fondamentale è il rapporto di Iman con la società e il contesto in cui vive questo momento di grande disagio, una caratteristica del film che porta alla riflessione su quanto l’ambiente di riferimento influisca sul carattere e le decisioni di ogni giovane.
Oltre al personaggio principale ben interpretato, anche gli altri attori – tra cui molti non professionisti – hanno dato prova di ottime capacità, non vi sono momenti in cui manca la verosimiglianza e questo è senza dubbio un pregio.
Altra nota di merito è riscontrabile nel sapiente uso dei colori, metaforici ancora una volta nel riflettere il complesso rapporto tra singolo e società.
Un’opera prima delicata, sincera e contemporanea, che ben esprime le dinamiche sociali in fondo comuni a molti Paesi del mondo.











