“L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender

Una torta poco riuscita

Aimee Bender, scrittrice statunitense, ha all’attivo la pubblicazione di alcune raccolte di racconti e due romanzi: “Un segno invisibile e mio” e “L’inconfondibile tristezza della torta al limone”, entrambi editi in Italia da Minimum Fax. Mentre il primo romanzo ha ottenuto un consenso unanime e un riconoscimento dal Los Angeles Times, il secondo è invece deludente e insapore, come una torta poco riuscita.

La protagonista è Rose Edelstein, che nel giorno del suo nono compleanno scopre di avere un dono: può sentire nei cibi che mangia il sapore delle emozioni di chi li ha preparati. Il dono non le è molto gradito: non può più gustarsi un pasto senza sentire la fatica dei raccoglitori di pomodori, la frustrazione nel cibo della mensa, la rabbia nel panino preparato da un giovane cameriere. Ma quel che è peggio, non riesce più a mangiare i manicaretti preparati dalla madre. I suoi piatti, infatti, le rivelano il suo mondo interiore, fatto di una profonda tristezza, una delusione che tiene celata. Sua madre è infelice, insoddisfatta della sua vita e del suo matrimonio. Gli unici cibi che Rose riesce a mangiare sono le merendine confezionate, prodotte in pratica senza alcun intervento umano, che la confortano col loro sapore neutro, di fabbrica.

Un incipit promettente, che poteva essere sviluppato approfonditamente, ramificandosi in diverse direzioni. Rose dovrebbe sentire il terrore degli animali macellati, la miseria dei braccianti sottopagati, le emozioni provate da migliaia di sconosciuti che, attraverso il cibo, entrano in contatto con lei. Tutto ciò viene invece totalmente ignorato, per focalizzarsi unicamente sulla figura della madre. Una donna sfaccettata, indecisa, che intraprende una relazione extra coniugale. La figlia lo capisce dal sapore del senso di colpa, mischiato all’eccitazione per un nuovo amore.

Se fin qui si poteva forse pensare al realismo magico (abbiamo un mondo assolutamente normale nel quale si inserisce un dono soprannaturale, seppur mal utilizzato) il romanzo perde ogni credibilità quando Rose fa una scoperta: nella sua famiglia, c’è una tradizione di questi “doni”. Il nonno paterno, infatti, poteva annusare le emozioni intime nelle persone. E anche il fratello Joseph, a quanto pare, sa fare qualcosa di magico. Mi è costato particolarmente comprendere il dono di Joseph: all’inizio le sue vengono descritte come delle scomparse; un momento prima era in camera sua, un secondo dopo non c’è più. Pagina dopo pagina, comprendiamo che Joseph può scomparire dentro le cose, letteralmente sciogliersi negli oggetti. E alla fine si trasformerà in una sedia, per non tornare mai più.

L’assurdità della frase che ho appena scritto ben descrive il potenziale di un libro che poteva avere molto da dire, ma si perde già nei primi capitoli. Anziché sviluppare la trama intorno al dono di Rose, segue un filone di doni magici tanto strampalati quanto inutili.

Aimee Bender, L’inconfondibile tristezza della torta al limone, Minimum Fax, 2011, pp. 336, 17 euro

https://www.minimumfax.com/shop/product/l-inconfondibile-tristezza-della-torta-al-limone-1487