La mostra dedicata a Man Ray a Palazzo Reale sviluppa in una decina di stanze una narrazione della vita dell’artista che mette in luce, oltre alle sue straordinarie fotografie, le proficue relazioni nate negli ambienti che frequentava. In particolare la frequentazione del gruppo di artisti surrealisti nella frizzante Parigi degli anni Venti e i rapporti coltivati nei corsi degli anni con le sue Muse ispiratrici. Stiamo parlando di donne a loro volta artiste come Lee Miller,Kiki de Montparnasse,Meret Oppenheim, Nusch (moglie di Paul Éluard) e la ballerina Juliet Browner, che sposerà nel 1946 in un doppio matrimonio a Beverly Hills (l’altra coppia erano Max Ernst e Dorothea Tanning).

Man Ray – nome d’arte dello statunitense Emmanuel Radnitzky – è riuscito a coniugare la sua innata capacità di sperimentazione con l’amore per la bellezza. È infatti proprio nei suoi scatti più avanguardistici che riesce a catturare il pubblico in una trama sensuale di forme, dimostrando una padronanza del mezzo fotografico e un occhio esperto in composizione e luce. Non a caso uno dei pittori da lui preferiti e studiati era Jean-Auguste Dominique Ingres, maestro francese, icona del neo classicismo.

Le fotografie esposte a Palazzo Reale sono di una bellezza inequivocabile, alcune molto famose – come le lacrime di glicerina inventate per una pubblicità di cosmetici o Il Violino d’Ingres – altre sono una piacevole scoperta. Le visioni delle figure femminili che il fotografo riesce a immortalare vanno oltre il semplice scatto, in esse la trama di una tenda, il riflesso di un oggetto, il riferimento alla statuaria classica scatenano l’immaginazione.
I ritratti degli anni Venti di colleghi artisti come Dora Maar, Picasso, Jean Cocteau, Gertrude Stein … colgono semplicemente la profonda essenza del soggetto, mentre gli autoritratti rivelano quel senso di umorismo che Man Ray condivideva con il suo amico Marcel Duchamp, insieme all’interesse per il movimento dadaista.





“Ogni volta che mi allontanai dalla pratica ortodossa fu solo perché il soggetto richiedeva un nuovo approccio”. Le opere realizzate da Man Ray sono il frutto di studio e lavoro, ma anche di condivisioni di idee e progetti in un fervido clima artistico che, in una mente curiosa e attenta come quella di Man Ray, fanno scattare una serie di innovazioni. Nel 1922 inventa le Rayograph (simili alle Schadografie che Christian Schad realizzò nel 1918 ma, secondo Arturo Schwarz, maggiormente apprezzate da Tristan Tzara) di cui incontriamo diversi esemplari lungo il percorso espositivo, così come possiamo ammirare solarizzazioni o fotografie con doppia esposizione.


La parentesi di collaborazione con il mondo della moda, attraverso servizi realizzati per Paul Poiret – che lo contraccambiava in contatti e relazioni, e il breve periodo di sperimentazione cinematografica dimostrano ancora una volta la capacità dell’artista di giocare con le forme in diversi ambiti.
Infine, visionari e liberi sono i multipli ospitati in una delle ultime stanze. L’enigma di Isidore Ducasse, Il Cadeau, L’oggetto indistruttibile… sono readymade che hanno anticipato le idee del movimento surrealista; affascinanti nel loro mistero rientrano anche essi in quella costellazione di opere senza tempo.
Man Ray scrisse: “Non mi sono mai proposto di registrare i miei sogni, ma solo di tradurli in realtà”.


MAN RAY. FORME DI LUCE
24.09.25 – 11.01.26
Palazzo Reale, Milano
Orario:
Da martedì a domenica ore 10:00-19:30,
giovedì chiusura alle 22:30.
Ultimo ingresso un’ora prima.
Lunedì chiuso.
Biglietti:
Open: € 17
Intero: € 15
Ridotto: da € 13 a € 10
Info: https://www.palazzorealemilano.it/-/man-ray-forme-di-luce-1






