L’Orchestra di Padova e del Veneto torna protagonista sul palco dell’Auditorium Pollini di Padova con un concerto fuori stagione, ideato per salutare il passaggio della mostra Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard, ospitata a Palazzo Zabarella, e sostenere, allo stesso momento, l’attività della Fondazione Vite Vere Down DADI. Il progetto denominato SlowDown Santa Sofia, illustrato in apertura di serata, mira a ristrutturare la palazzina adiacente alla canonica della chiesa di Santa Sofia per creare una struttura ricettiva gestita da ragazzi con sindrome di Down. Una prospettiva lavorativa dal meritevole profilo sociale che punta all’incontro e all’intreccio di relazioni umane, attraverso un arricchente piano di accoglienza e integrazione.
In contrappunto con i colori dei dipinti esposti alla mostra, il concerto ha proposto un programma strutturato quasi interamente su alcune composizioni di Maurice Ravel, oltre a presentare, forse per la prima volta in Italia, la musica di Frederick Delius, musicista che, nonostante le origini inglesi, ha trovato in Francia la sua patria elettiva. Lo dimostra l’orchestrazione dei Two Pieces for Small Orchestra, tesa ad allinearsi alla levità timbrica di Debussy e Ravel, pur preservando un andamento melodico più affine alla tradizione musicale se confrontata ai due contemporanei.
Brano di punta dell’intero concerto, Tzigane di Ravel ha aperto l’evento accogliendo sul palco Beatrice Spina, violinista diciottenne frequentante il Master di II livello al Conservatorio di Padova, sotto la guida di Ilya Grubert. Il grado di coinvolgimento dimostrato dal pubblico ha superato persino alcuni momenti di rigidità riscontrati nella conduzione musicale di quello che ancora oggi può essere considerato uno dei brani di repertorio più temuti in assoluto, dato l’impegno virtuosistico richiesto. Va precisato che in questo caso il successo dell’operazione risiede innanzitutto nell’offrire agli studenti del conservatorio l’ebbrezza di confrontarsi con il grande repertorio in un contesto professionale di prim’ordine.
La vivace risposta dell’Orchestra di Padova e del Veneto, che per l’occasione ha accolto al suo interno una parte considerevole di insegnanti e studenti del Conservatorio Cesare Pollini, si arricchisce di ampi slanci dinamici all’insegna di una coesione strumentale garantita dalla vigile presenza del direttore Marco Angius. Così nella prima, come nella seconda parte del programma che accoglie il raccolto incedere di Pavane pour une infante défunte, insieme ai variopinti quadri di Ma mère l’Oye, tesi a evocare con il solo utilizzo di seducenti sonorità, scenari visionari ispirati alle più celebri fiabe. Con ripetuti richiami sul palco del direttore e della solista, il pubblico ha infine coronato l’intero progetto.






