Il 45enne Adam ((Patrick Hivon) è un uomo dal cuore d’oro che gestisce un canile.
Ipersensibile al limite della depressione, sopraffatto dalle sue stesse ansie sul disastro ecologico globale, nasconde le sue paure esistenziali a un padre anaffettivo, mentre il suo giovane assistente approfitti della sua bonarietà.
Per combattere i suoi timori catastrofici di collasso del mondo, Adam compra una lampada solare terapeutica.
Tramite l’assistenza tecnica del fornitore della lampada, incontra Tina, una donna radiosa con una voce che placa ogni sua preoccupazione. Questo incontro inaspettato cambia le carte in tavola e scombussola i sentimenti.

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del 78° Festival di Cannes, Peak Everything (il titolo del film si riferisce al nome scientifico per il raggiungimento del limite massimo di risorse naturali), scritto e diretto da Anne Émond è un film più inverosimile che comico.
La regista ha un approccio tenero e malinconico verso i suoi protagonisti. Ma nel voler cercare di rendere il più possibile realistica l’ansia climatica di Adam, Émond catapulta lui e Tina in una serie di situazioni disparate. Il risultato è che alla fine la chimica tra i due attori nel dare forma e sentimenti a una storia d’amore sopra le righe non basta, non riesce a tenere ben saldo il filo del discorso, così la sceneggiatura risulta discontinua e traballante.