Venezia, gli ebrei e l’Europa

NonSoloShoah

In occasione dei “500 anni del Ghetto di Venezia” non poteva mancare una mostra dedicata alla storia del Ghetto e alla cultura ebraica. Un “percorso storico” che inizia ancora prima della sua fondazione, per arrivare fino al Novecento. La mostra si snoda nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale e si apre con un’installazione multimediale che fa emergere ciò che preesisteva al Ghetto: la fonderia di rame, il getto di rame, da cui deriva la parola Ghetto.

Lungo tutto il percorso troviamo installazioni interattive che permettono di dialogare direttamente con le fonti documentarie. Già nella stanza successiva infatti ci viene permesso di “entrare” virtualmente nella celebre Venetie MD. Qui sono stati appositamente segnalati i luoghi della frequentazione ebraica sempre prima dell’istituzione del Ghetto.

Una scelta curatoriale molto felice è stata quella di dedicare una sala esclusivamente alle donne nella cultura ebraica, dalla quale emerge l’importante figura di Sara Copio Sullam. A lei si collegano altri personaggi di enorme importanza culturale, come ad esempio Leone Modena, autore di testi notevoli che vediamo in mostra.

Protagonisti sono ancora una volta i testi a stampa. Aldo Manuzio fu il primo a sperimentare la stampa con i caratteri ebraici, seguito da Daniel Bomberg a cui è riservato un posto di rilievo, essendosi di fatto garantito il privilegio sull’utilizzo degli stessi, rendendo Venezia l’epicentro di questa tipologia di stampa. Assieme ai testi, alle fonti documentarie, alle installazioni, aiutano a ragionare su questa realtà anche i dipinti: Carpaccio naturalmente è il narratore di storie che meglio funge al racconto della Venezia cosmopolita. Ma non è solo in questo racconto: grandi nomi come Bellini, Metsys, passando per Hayez fino a Chagall, aiutano a ricostruire e a far emergere la vera identità di un popolo che va oltre la Shoah.

Emerge dunque un’altra realtà della comunità ebraica: non un popolo emarginato, ma un popolo che ha fatto della stessa emarginazione un punto di forza e crescita. Siamo senza dubbio difronte ad un progetto ambizioso, che getta un ampio sguardo su tutti gli aspetti della vita e della cultura ebraica: i commerci, i rapporti con l’esterno, la permeabilità dunque di quelle mura che se da un parte emarginavano, dall’altra hanno dato modo agli ebrei di guadagnarsi una propria dimensione e autonomia.

Tutte le scelte curatoriali mirano a restituire alla comunità ebraica una storia positiva, fatta di vittorie e saperi di un popolo che ha contribuito di fatto alla modernizzazione veneziana dell’Ottocento. Una mostra che a tratti potrebbe risultare di difficile accesso per i “non addetti ai lavori”, ma che di certo insegna e istruisce sulla complessità di questo luogo eterogeneo anche al suo interno, della cultura di chi lo abitava, dei suoi scambi commerciali e culturali, inseriti in un contesto altrettanto complesso che è quello della Serenissima e della stessa Europa.