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"CLOVERFIELD" di Matt ReevesRiflessione sul cinema o operazione commerciale?di Michele Antonelli New York, oggi. Ciò che vedremo sullo schermo è già avvenuto: l’esercito americano infatti analizza il contenuto di una videocamera. Comincia, prosegue e finisce come il più moderno dei reality il film che dovrebbe rinverdire i fasti del genere catastrofico e che invece si avvicina timidamente al fanta-horror, per poi sfociare nel nevrotic-movie (quello realizzato con la macchina a spalla, insomma).
La storia parte dalla solita festa tra amici, con uno spirito televisivo alla Smallville, e prosegue con l’inizio del cataclisma improvviso che proviene dal nulla e che distrugge la bellezza del presente. La paura post 11 Settembre, sembra dirci il regista Matt Reeves, è sempre alle porte e per entrare di certo non bussa. Obiettivo principale dei protagonisti diviene a questo punto la fuga e la sopravvivenza, poiché non si sa né si comprende il perché un enorme mostro sia così arrabbiato e distrugga tutto. Ma il desiderio di preservare il presente, l’oggi, è talmente forte che tutta la tensione e l‘emotività verranno riprese con una videocamera, rendendo il tutto doppiamente ridicolo e patetico. La macchina a mano infatti è nauseante e, invece di aumentare la tensione, la azzera totalmente; le riprese in soggettiva poi ci rendono protagonisti di un finto documentario che forse avrebbe potuto essere apprezzato di più in 3D. Operazione puramente commerciale che vorrebbe mettere in scena una situazione di estremo pericolo in cui vive l’odierno mondo ipertecnologico e che purtroppo non riesce neanche a diventare puro intrattenimento. E la tecnologia non può far altro che assistere alla strage. Ma cos’è che giova meno a Cloverfield? E’ il fatto che si prenda troppo sul serio, che non si immerga totalmente nell’analisi della sua idea di base e che riesca solamente a creare il caos frastornante che appare sullo schermo. Per non parlare poi del contorno confezionatissimo: la storia d’amore tra il protagonista e la bella di turno, impastata di un infantilismo a dir poco “liceale”. Cloverfield è comunque un film che cita moltissime pellicole hollywoodiane degli ultimi anni, a partire dall’attacco inaspettato alla Independence Day fino ai feroci guaiti di Godzilla, dagli enormi insetti della giungla di King Kong alle insistenti riprese danzanti di The Blair Witch Project. Non ultimo, un recupero appena accennato del tema del contagio, tipico della serie sugli Zombi del maestro George A. Romero. La sceneggiatura è scialba, la regia è semplice, il montaggio al cardiopalma, le invenzioni cinematografiche a zero, le interpretazioni sono televisive (vedi Lost e dintorni) e il nazionalismo e la retorica onnipresenti. Budget sicuramente consistente per un film che vorrebbe camuffarsi, non riuscendoci, in una produzione di serie B alla John Carpenter. Il dolore e la consapevolezza delle mostruosità del mondo carpenteriano infatti spariscono, lasciando spazio ad una messa in scena pessimistica sì, ma non apocalittica. Unico pregio è la breve durata della pellicola. Alla fine si esce dalla sala consapevoli di aver visto un film e di aver udito dei suoni. Tutto ciò è sufficiente? Un consiglio: se in una situazione di pericolo vi trovaste con una videocamera in mano, lasciatela e scappate! Titolo originale: Cloverfield Nazione: U.S.A. Anno: 2008 Genere: Azione, Fantascienza, Thriller Durata: 85’ Regia: Matt Reeves Sito ufficiale: www.cloverfieldmovie.com Sito italiano: www.cinema.universalpictures.it/... Cast: Blake Lively, Mike Vogel, Lizzy Caplan, Jessica Lucas, Michael Stahl-David, Odette Yustman, T.J. Miller Produzione: Bad Robot Distribuzione: UIP Data di uscita: 01 Febbraio 2008 (cinema)
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