Spagna, fine anni ’30. Carlo, un bambino di dodici anni, viene abbandonato dal suo tutore in un orfanotrofio sperduto durante la guerra. Gli adulti che popolano l’edificio sono strani personaggi portatori di un lugubre segreto su un evento accaduto qualche anno prima fra quelle stesse mura. A Carlos il compito di indagare su questo mistero. Arriva nei cinema “La spina del diavolo” del talentuoso regista messicano Guillermo Del Toro. In concorso allo scorso Festival di Cannes con “El labirinto del Fauno”, sbarca nelle nostre sale con un film datato 2001 e girato interamente in Spagna.
A parte la accidentale somiglianza fisica con Micheal Moore, Guillermo Del Toro non ha niente da invidiare al regista americano. Niente documentari per il messicano, ma film che raccontano con grazia e talento una realtà fantasiosa e surreale che, però, non perde mai di vista le brutture dell’esistenza, passando in rassegna le tragedie della guerra e della solitudine viste con gli occhi – già adulti – dei bambini protagonisti dei suoi film. Passato quasi inosservato allo scorso Festival di Cannes (El labirinto del Fauno è un film di rara bellezza, proiettato nell’ultimo giorno di rassegna), viene ora riscoperto dall’industria cinematografica nostrana che lo omaggia con una poco lusinghiera uscita estiva. El espinazo del diablo (La spina del diavolo), è la storia di Carlo e del suo destino. Sin dal suo arrivo nell’orfanotrofio di Santa Lucia, una presenza inquietante e cadaverica farà capolino nelle sue nottate. E’ Il fantasma di Santi, un alunno misteriosamente scomparso qualche tempo prima che non ha ancora placato la sua sete di vendetta. Vendetta che si compierà in maniera crudele e inaspettata.
“Si tratta di una storia molto personale e molto delicata da raccontare. Comprendo ed ho vissuto carnalmente quasi tutti i momenti ed i personaggi che la compongono: i terrori notturni, i corridoi vuoti, gli amori segreti” dice Del Toro; e aggiunge: “Attraverso questo percorso emozionale mi sono permesso di raccontare una storia di bambini e di fantasmi con la guerra come sfondo. Volevo vedere come la guerra, sebbene lontana dai muri di questo orfanotrofio, lo invade totalmente, impregnandolo di terrore. Perché la paura fa diventare tutti bambini e perché ogni storia di guerra è piena di fantasmi”. E quella di Carlo e i suoi compagni è una storia di amore e di guerra che si consuma fra le quattro mura di un orfanotrofio, raccontata senza eccessivi sentimentalismi e con grande lucidità.
Un cast stellare che va dal giovanissimo Eduardo Noriega (Apri gli occhi di Alejandro Amenabar) a Marisa Paredes, una delle attrici predilette di Pedro Almodòvar e comparsa ne Lo specchio magico di Manoel De Oliveira, passando per Federico Luppi, attore argentino poco conosciuto in Italia ma di eccezionale bravura, dona al film un valore aggiunto che riflette la sensibilità artistica di Guillermo Del Toro, sempre attento a sfornare sceneggiature originali ed interessanti. Come nel Labirinto Del Fauno (opera di certo più matura ed intrigante), vengono messi in scena personaggi senza scrupoli affiancandoli al candore di bambini non ancora contagiati dalla bramosia di potere e di dominio. Tra le uscite estive quella di Del Toro è di sicuro fra le più interessanti, motivo per il quale La spina del diavolo meriterebbe qualcosa in più rispetto alle scadenti produzioni che affollano la stagione estiva.
La spina del diavolo
Titolo originale: El espinazo del diablo
Nazione: Spagna, Messico
Anno: 2001
Genere: Drammatico, Horror
Durata: 106′
Regia: Guillermo del Toro
Sito ufficiale: www.sonyclassics.com/…
Cast: Eduardo Noriega, Marisa Paredes, Federico Luppi, Fernando Tielve, Íñigo Garcés, Irene Visedo
Produzione: Anhelo Producciones, Canal+ España, El Deseo S.A., Good Machine, Sogepaq, Tequila Gang
Distribuzione: Moviemax
Data di uscita: 30 Giugno 2006 (cinema






