giovedì, Luglio 30, 2026
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“45 GIRI FA…”

IL PROGRAMMA DI VENERDI’ 8 GIUGNO

L’associazione culturale Diecimenodieci ed EyeMove – centro studi e servizi cinematografici organizzano dal 7 al 9 giugno presso il Teatro dei Frari di Venezia “45 giri fa…”, un evento di commistione artistica tra musica, cinema e arte che prende spunto dalla riscoperta di dischi originali in vinile, realizzato con il contributo della Regione del Veneto – Assessorato alle Politiche sociali, Volontariato e Non Profit.

“45 giri fa…” prosegue venerdì 8 alle ore 19.30 con “Stanze poetiche 45 giri fa… – viaggio nei ricordi e tra i versi, da Guccini a Keruac”, ovvero letture drammatizzate e musicate di poesie e racconti sugli anni ’60 e sulla beat generation per la regia di Mauro Sreddo, interpretate da Laura Usardi e Mauro Sfreddo.

45 giri fa…
Sembra l’incipit d’una fiaba. Un incipit a tinte chiaroscure, un vecchio album di fotografie dimenticato in un cassetto, tra la polvere, i sogni, i ricordi. Un vecchio disco. La copertina sciupata dai giorni, la sua vita consumata dai troppi ascolti… Resta lì. Appoggiato accanto al letto in attesa che ancora qualcuno gli chieda una canzone. Una musica che resta eterna. E che risveglia la stessa emozione ogni qual volta la si ascolti.

È da questo incipit di ricordi, di vecchi poster appesi al muro, di vecchie foto abbandonate in uno scrigno, che nasce l’idea di unire alla lettura di alcuni versi di poesia delle voci più ribelli di quegli anni, un fluido narrativo che profumi di figure ed impressioni passate, che si faccia racconto di tanti momenti di ieri, d’una storia che qualcuno ha vissuto e qualcuno no.
Sono gli anni sessanta, con i loro sogni immacolati, con il loro desiderio di correre, di essere liberi, con il loro voler urlare la vita che scorre dentro. Sono gli anni sessanta, con i mutamenti sociali che hanno derivato il cambio tra un mondo di ieri ed uno, ancora in divenire, di oggi.
Sono gli anni sessanta, quelli in cui sfondavano i Beatles, quelli che adesso ci sono le “bands”, ma una volta erano i complessi, quelli in cui i drive-in erano tutto, quelli in cui c’era un juke-box in ogni locale, quelli delle corse in macchina, gli anni in cui tutto era sempre il contrario di tutto.
Sono gli anni sessanta, con tutte le contraddizioni che si sono portati dietro. Con i loro conflitti, le loro menzogne, con il loro respiro ribelle, con le rivolte studentesche, con l’avvento della televisione, con la loro sicurezza di poter plasmare un mondo in cui si avvertiva il profumo di qualcosa di nuovo.
Sono gli anni del cambiare continuamente. Gli anni del passare da un mondo all’altro. Gli anni vissuti nel vento che spinge lontano i giorni del quotidiano, pronti a partire da un momento all’altro.

La “Beat Generation”, il movimento fondato da Jack Kerouac con il suo capolavoro “On the road”, e che ha visto protagonisti quali Allen Ginzberg, Lawrence Ferlinghetti, Bob Dylan, incarnava all’unisono voci di vita, di libertà, di rivolta contro un passato ancora troppo vicino, di voglia di cambiare qualcosa che non andava. Scendendo sulla strada con gli occhi di fronte al mondo intero, e con tutto l’ardore e la semplicità che occorre per viverlo. Da qui la volontà di rivivere noi quelle storie che, lasciandosi raccontare solitarie, possano emozionare chi mai le ha udite, essere ricordate da chi le ha dimenticate lungo lo scorrere del tempo, e consentire a noi di impararle un po’ di più. Le storie bisogna conoscerle, ma per conoscerle non basta studiarle. Bertoli cantava “ e canterò le mie canzoni per la strada, affrontando la vita a muso duro, un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. (-a muso duro-). Conoscere il passato per capire il presente, che purtroppo a sua volta è gia passato non appena lo si è vissuto. Allora questo salto indietro come in un film della Metro Goldwin Mayer, con i suoi colori di ricordo nascosti in un vecchio baule dimenticato in soffitta tra la polvere ed il cuore, non si porrà l’obiettivo di insegnare qualcosa o di dimostrare se gli anni sessanta siano stati meglio o peggio di quelli in cui siamo calati noi, ma si porrà il solo obiettivo di vivere insieme giorni del passato in una scacchiera del tempo, giorni che hanno lasciato qualche traccia di sé da qualche parte quaggiù.
(Mauro Sfreddo, regista e interprete di Stanze poetiche 45 giri fa… – viaggio nei ricordi e tra i versi, da Guccini a Keruac)

Alla sera, a partire dalle ore 21, saranno proiettati i film: American graffiti di George Lucas (1973) ed Hair di Milos Forman (1979), due pellicole cult girate negli anni Settanta col bisogno di mostrare alla generazione della contestazione nei campus l’immagine della gioventù dei fratelli maggiori, che ripercorrono il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con l’incognita di un futuro incerto, in società o in guerra.

• “AMERICAN GRAFFITI” di George Lucas (1973, 110’)

Si racconta con grande originalità la notte di un gruppo di adolescenti americani che si apprestano a finire la scuola superiore e di conseguenza a pensare al proprio futuro. Tra nostalgie adolescenziali e un mestiere registico già collaudato, George Lucas inaugura un filone di fondamentale importanza nel cinema americano degli anni successivi. Grande protagonista della pellicola la famosissima colonna sonora costruita su grandi classici del rock ‘n’ roll. American Graffiti è, come recita il suo titolo opportunamente lasciato inalterato, una ricerca su incisioni che hanno scalfito la superficie di una società che non è però riuscita a cancellarle. È un “come eravamo” finalizzato alla comprensione del presente, costantemente in bilico sul filo di una memoria che si fa, a distanza di pochi anni, storia di un tempo apparentemente remoto con cui ci si deve confrontare.

• “HAIR” di Milos Forman (1979, 121’)

Grande adattamento dell’omonima opera teatrale andata in scena per la prima volta in teatro nell’ottobre 1967, e replicato a Broadway per ben 1.759 volte. Hair è rimasto nella storia come il musical-manifesto del decennio della contestazione: un gagliardo inno alla libertà di lasciarsi crescere i capelli, di bruciare la cartolina di leva, di spogliarsi e di amarsi senza restrizioni, di vivere alla giornata sognando un mondo finalmente pacificato. Una pellicola attuale,un film senza tempo completamente dedicato alla liberta e alla tolleranza, un musical immerso in tutte le problematiche politiche e sociali sollevate nell’America degli anni ’60. Un punto di riferimento per diverse generazioni.

Informazioni:
associazione culturale diecimenodieci
tel: 346 1211173; fax: 041 5284701; e-mail: info@diecimenodieci.it; Sito: www.diecimenodieci.it
EyeMove – Centro studi e servizi cinematografici
tel: 349 4927359 fax: 041 719921; email: info@eyemove.it; Sito: www.eyemove.it