Umberto Galimberti riprende una tematica già affrontata in alcuni articoli usciti su Repubblica e descrive il mondo contemporaneo attraverso i suoi vizi.
Il vizio ha sempre goduto di maggior interesse rispetto alla morale. Si sa, è più interessante scoprire quale sia la perversione di una persona piuttosto che la sua morigeratezza. I vizi, inoltre, dicono molte cose perchè, per la loro naturale disposizione a trasmettersi tra le persone, sono uno specchio nel quale si riflette il volto di un gruppo di persone in un determinato periodo storico. E’ per questo che l’analisi del mutamento di significato dei vizi capitali può diventare uno strumento per comprendere l’uomo. Inoltre ai sette vizi capitali – ira, accidia, invidia, superbia, avarizia, gola e lussuria-si possono aggiungere anche nuovi vizi che nascono solo nella società contemporanea perchè sono il frutto delle mutate condizioni economiche in cui viviamo..
Umberto Galimberti in I vizi capitali e i nuovi vizi, propone una lettura di questo tipo: allo studio dei vizi capitali applicati al mondo moderno affianca la delineazione di sette nuovi vizi.
Un breve descrizione di ordine storico è rintracciabile in tutti i sette capitoli dedicati alla riproposizione dei vizi capitali nella società moderna: si tratta di dimostrare come dal medioevo in poi la concezione di vizio è cambiata fino a diventare una malattia dello spirito.
I nuovi vizi che Galimberti rintraccia sono il consumismo, frutto del benessere economico, il conformismo o omologazione ad un modo di vivere comune, spudoratezza e sessomania (dopo l’orgia che si fa? Si fa l’amore con gli animali? Già fatto, Con i vegetali? Pure. Con la materia inanimata? Non so. Ma a giudicare dagli attrezzi che si vendono nei sexy shop, pare che anche l’inanimato faccia parte del gioco erotico…..pag.93 ), sociopatia, diniego o indifferenza (velata la polemica all’indifferenza verso alcune scelte politiche attuali) e vuoto, il vizio per eccellenza dei giovani.
Con lo sguardo attento e intelligente del filosofo Galimberti sa regalare delle pagine di grande interesse ed è impossibile non soffermarsi a pensare a quanto sia vero ciò che si legge.
Messo da parte il tono e l’andamento saggistico, Galimberti esibisce la sua sapienza senza essere saccente e intrattiene un dialogo con il lettore con quella punto di confidenza che deriva dal fatto che tutti, ma proprio tutti, ‘vivono’ un proprio vizio.
Feltrinelli, 2004, 121 pag






