Arriva “A Alta Voce”, finalmente, e si respira per le strade quella voglia di libri, di carta e parole, di storie raccontate, narrate, lette. Arriva a Venezia e a Mestre, ultima tappa del tour della cultura organizzato da Coop Adriatica, dopo Bologna e Cesena, venerdì 19 e sabato 20 ottobre, dove ci infiltriamo anche noi, entusiasti e rincuorati: Coop non molla, prosegue la sua iniziativa di “Ausilio alla cultura”. Un progetto pensato per portare la lettura a chi ne ha maggiore difficoltà di accesso: non vedenti, detenuti nelle carceri, anziani, ma anche gente per le strade, che viaggia negli autobus, che cammina per le calli.
Assistiamo alla tappa finale, al cinema Excelsior di Mestre; gremite le tre sale (più di 600 gli spettatori), collegate in videoconferenza, e la presenza di così tanta gente è anche questa un bel dato: i libri ci piacciono. Non solo nella solitudine del divano, la sera, non solo nella chiusura quasi solipsistica dei tragitti in treno, non solo nel silenzio delle biblioteche: ci piace pure sentirceli leggere, i libri, ascoltarli, tornare a quel clima, mai vissuto davvero, da cantastorie e affabulatori.
Gli ingredienti del successo dell’iniziativa, giunta ormai alla sua settima edizione, sono molteplici: la presenza di scrittori più o meno conosciuti nel ruolo, invertito, di lettori “ad alta voce”, appunto; ma soprattutto quella intuizione, intelligente e semplice come talvolta sono le trovate più geniali, di saper uscire dagli schemi. Lo diciamo con le parole di Tiziana Primori, vicepresidente di Coop Adriatica: “Coop è un supermercato, è vero. Ma passare dal cibo per il corpo al cibo per la mente è stato un passo davvero breve. I libri aiutano a pensare, e questo significa avere nuovi stimoli per la crescita della nostra società: ma senza la pesantezza talvolta addebitata alla cultura. Abbiamo deciso di rompere gli schemi e di uscire dalle biblioteche e dalle librerie, e in questo modo siamo riusciti ad integrare persone diverse tra loro, magari anche lontane dalla cultura”.
Sul palcoscenico mestrino si sono susseguiti, uno dopo l’altro, scrittori diversi. Pino Roveredo, un passato da operaio, operatore di strada, giornalista e poi scrittore, ha letto un brano commovente, tratto dal suo “Mandami a dire”, dedicato ai suoi genitori sordomuti, che “parlano con le mani e ascoltano con gli occhi”. È la volta poi di Mauro Corona, il montanaro-scultore-romanziere più autentico, senza compromessi e fedele a se stesso della scena letteraria italiana, che legge “qualcosa di cui non vi dirò il titolo”. È la vicenda di Aniel, paesino travolto da una diga; ripete spesso al suo pubblico che potrebbe essere il racconto del Vajont: “Al posto di Aniel dirò Erto, tanto sono la stessa storia”.
Arriva al microfono Jarmila Ockayova, scrittrice slovacca apparsa sulla scena letteraria italiana negli anni ‘90. Una scrittrice attenta all’animo e alla psicologia femminili, che infatti dà lettura di un brano scritto da un’altra, illustrissima, donna della cultura: Agota Kristof. Legge un brano da “Ieri”, la Ockayova: storia di un emigrante, di un amore, di una “poetica crudeltà”. Ne conosce a memoria le ultime parole, e la sua voce e il suo sguardo arrivano diretti e taglienti agli ascoltatori in silenzio.
Una ventata di risate, poi, con Alberto Patrucco, comico che veste di nero e legge con voce profondissima. Accompagnato al pianoforte da Daniele Caldarini, detto “Non tocchiamo questo tasto”, ci dà un saggio di quello che sta diventando, da un po’ di tempo, il suo nuovo territorio di esplorazione artistica: la poesia in musica, tradotta dal grande Brassens, “il più grande poeta che la canzone abbia mai espresso”. E canta una storia sugli ultimi attimi di vita de “Il vecchio”, perché, dice, sulla morte si può anche scherzare: “Pensate un po’ se sulla tomba di Prodi ci fosse scritto Finalmente faccio parte di una maggioranza stabile!”
La penultima lettura è quella di Roberto Citran, attore che proviene dal comico, ma approda al cinema in “Hotel Rwanda” e “Il mandolino del Capitano Corelli”, e al teatro con il monologo “Sentieri sotto la neve”, dedicato a Mario Rigoni Stern. Legge due racconti surreali e divertenti di Ermanno Cavazzoni, “Gli albanesi” e “Gli scrittori inutili”.
La chiusura è affidata alla voce mitica e inimitabile di Jack Folla, ovvero Roberto Pedicini: doppiatore dei più grandi, da Woody Allen a Kevin Spacey a Rupert Everett, pluripremiato e a buon diritto. Legge due testi: una poesia di un’amica, senza rivelarne il nome, e poi un brano di Adelchi Battista tratto dal repertorio di Jack Folla, malinconico e coraggioso lupo solitario pieno d’amore e di odio, che ebbe successo soprattutto in radio, dal 1998 al 2001.
Un pomeriggio di cultura rilassante, emozionante, divertente. E il piacere di trovarsi in tanti ad aver voglia di storie raccontate “Ad alta voce”.
Info: www.adaltavoce.it






