sabato, Agosto 15, 2026
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“Erodiade” di Giovanni Testori

L'amore passionale di una regina dannata

“L’Erodiade” messa in scena da Pierpaolo Sepe, è un torrente di parole ed emozioni che si susseguono vorticosamente. Un monologo di settanta minuti carico di pathos e stimoli sensoriali.

Il palcoscenico, dominato dalla biblica Erodiade (Maria Paiato), trasuda l’ ossessione del suo amore impossibile per Giovanni Battista. La regina, grida il suo dolore alla testa mozzata del profeta che l’ha respinta, preferendo alla sua carnalità, la purezza della fede in Dio. Spingendo la figlia Salomè tra le braccia di Erode, la donna è riuscita ad ottenere la sua vendetta con la decapitazione dell’unico uomo che le abbia spezzato il cuore. Ora solitaria e devastata dal senso di colpa esterna i suoi pensieri. Come in un flusso di coscienza, racconta il susseguirsi degli avvenimenti che l’hanno spinta a tale gesto e le ripercussioni che questo ha scatenato nella sua vita.

Schiacciata verticalmente dalle due croci che costituiscono l’essenziale scenografia, la protagonista alterna alla predominante rabbia selvaggia un placido e irreale autocontrollo. A caratterizzarla una passione dilaniante attorno alla quale gravitano riflessioni universali sulla condizione umana e sulla spiritualità insita in essa. Nel corso dello spettacolo Erodiade vomita furibonda invettive contro Dio, che governa le vite degli uomini sulla terra. Alternandole ad un dialogo metateatrale con l’autore, che ha generato il suo personaggio e ne stabilisce il destino. L’opera provocatoria e complessa, del lombardo Giovanni Testori, concepita in un periodo (gli anni ’60) in cui il teatro aveva una pesante impronta sociale. L’autore, omosessuale e fermamente cattolico, riversa nella sua pièce il dissidio lacerante tra anima e corpo che tormenta la sua esistenza.

Singolare l’approccio dell’esperto e creativo regista napoletano nel misurarsi con il criptico universo Testoriano. Sepe dirige la poliedrica e straordinaria Maria Paiato, fasciata nel suo vestito di seta scarlatta e pesantemente truccata, al successo. La fisicità sensuale dell’esperta attrice e la forza schizofrenica della sua intensa interpretazione rivelano il superbo talento di cui è dotata. La rappresentazione colpisce per l’energia e la forza innovativa che le diverse componenti sceniche concorrono a creare, in opposizione alla sacrale staticità implicita nel testo. In primis la scenografia, di forte impatto visivo. Realizzata in acciaio e moderni pannelli di plexiglas, è animata da affascinanti giochi di luci e ombre che sottolineano gli stati d’animo della protagonista. Anche la colonna sonora appositamente composta da Francesco Forni, giovane musicista rock, concorre con la sua melodica dirompente e graffiante alla volontà di stupire e rendere dinamica la rappresentazione.

Il ritmo inizialmente lento si scatena, superata la metà, in una danza primordiale e liberatoria di Erodiade che ridà nuovo vigore e slancio all’intreccio. Un allestimento che nel complesso cerca di proporre al pubblico una diversa e moderna lettura di una delle più difficili drammaturgie del grande Testori.

Teatro Eliseo e Teatro Stabile del Veneto
Erodiade
di Giovanni Testori – scene: Francesco Ghisu – costumi: Sandra Cardini – luci: Pasquale Mari – musiche: Francesco Forni – trucco: Vincenzo Cucchiara – regia: Pierpaolo Sepe
Con: Maria Paiato: Erodiade
www.teatrostabileveneto.it