È possibile ancora nel 2025 vivere isolati dalla tecnologia, in un mondo “alternativo”, ostinatamente analogici e rurali? È ancora ipotizzabile (se non auspicabile) creare un equilibrio quasi ancestrale fra uomo, natura e animali, senza per questo perdere quei tratti che fanno di noi esseri umani moderni e “civilizzati”? E se questo isolamento fosse in realtà una doppia solitudine, ossia una convivenza paradossale e sull’orlo del baratro emotivo portata avanti per decenni in compagnia di un’unica altra persona, ossia il proprio fratello gemello?
Il film vincitore della 59esima edizione del Festival di Karlovy Vary è un documentario altamente umanistico, forse in primis perché ci parla fra l’altro anche del rapporto fra uomini e animali.
Un rapporto tutt’altro che artificiale, idilliaco o fiabesco: i due protagonisti, gemelli sulla sessantina e pieni di acciacchi, amano anche le proprie bestie da cortile che li aiutano a portare avanti la propria mini-economia rurale, ma se necessario non si fanno troppi scrupoli ad ucciderli e cibarsene, a volte anche a punirli, se serve. Il documentarista slovacco Miro Remo era già passato in concorso quattro anni fa, con At Full Throttle, ulteriore vicenda incentrata sulle trovate di un essere umano stravagante, al di fuori dei canoni della cosiddetta società normale e civile. Lì ci descriveva la passione insana di un cinquantenne imbranato ed outsider per le auto da corsa, qui ci porta invece lontani da motori e tecnologia, nella bella ma anche aspra zona della Boemia meridionale chiamata Shumava, da noi nota come Selva Boema. Lì, in una fattoria un po’ sgangherata, vivono da anni in isolamento pressoché totale (se si escludono galli e mucche…) i due gemelli Frantisek e Ondrej Klisik, in passato anche oppositori del regime comunista, ora ormai più o meno felicemente chiusi in un loro mondo ben delimitato geograficamente, ma non per questo triste o desolante.

L’incontro, affascinante, sottilmente delirante ma a suo modo rigenerante con Franta e Ondra si basa su un omonimo libro-reportage fotografico del 2018 ad opera di Ales Palan e Jan Sibik, che nella loro pubblicazione documentavano la vita di alcuni abitanti solitari della Selva Boema, con le loro idiosincrasie, attrazioni e antipatie. Dopo averne seguito un piccolo gruppetto, il regista Remo ha dovuto, volente o nolente, limitarsi alla esplosiva coppia dei fratelli Klisik, che si prendono così tutto il tempo e lo spazio di questo breve e coinvolgente viaggio in un microcosmo di un tempo che fu. In realtà, più che un mondo arcaico o tagliato fuori dalla civiltà, quello degli adorabili e roboanti gemelli è un universo in cui predominano le loro autonome e intoccabili regole, ma tutt’altro che primitivo o sottosviluppato.
I due “giovincelli” sono stati parte integrante del mondo culturale underground della Cecoslovacchia, interagendo con i circoli di quelli che noi chiameremmo “capelloni” (anche a Praga e dintorni all’epoca malvisti dal regime) e venendo ispirati da alcuni dei principali personaggi del dissenso o della letteratura alternativa (il filosofo Patocka, lo scrittore Egon Bondy, il gruppo musicale semi-punk dei The Plastic People of the Universe…), promuovendo anche attività a favore dei diritti civili in opposizione al regime, tanto da essere ufficialmente decorati per la loro attività “anti-comunista” nella Praga tornata democratica. Questo loro impegno anti-establishment e a favore dei diritti umani si riverbera ora per esempio nel forte sostegno da parte di Frantisek per la causa ucraina. Entrambi hanno una formazione che potremmo definire carente o incompleta secondo gli standard ufficiali, ma entrambi hanno alle spalle letture, conoscenze, approfondimenti, talenti spirituali (Frantisek ha anche scritto poesie) con cui integrano la propria formazione professionale di semplici muratori, e la propria capacità di manovrare un aratro o coltivare i prodotti della terra con i quali in parte si mantengono. Il tutto fatto con una divertente approssimazione slapstick, con numerosi acciacchi fisici e spesso sotto i fumi dell’alcool: “Mens insana in corpore insano”, si potrebbe dire, ma questo scombinato disequilibrio li rende tanto più veri ed umani.

Miro Remo li ha seguiti, come è naturale per questo tipo di lavoro, per diversi mesi, cercando di fissare su pellicola le loro stravaganze di routine, i loro scontri verbali accesi ma intimi ad uno stesso tempo, combinando con saggezza lo scorrere osservazionale con la scrittura/ricreazione di episodi. Se si può credere senza difficoltà che i toni usati, le posizioni, i vizi e capricci qui immortalati dei due eroi rurali siano corrispondenti alla loro autentica indole quotidiana, il tocco dell’autore sottolinea con piccoli accorgimenti il carattere più o meno metaforico della loro esistenza a un tempo quieta e burrascosa.
Si veda per esempio la composizione “raddoppiata” o simmetrica di alcune inquadrature impostate dall’esterno con sguardo stilizzato, o, su tutti, l’utilizzo funzionale di un “attrezzo di scena” simbolico, un gigantesco specchio, di fronte o ai due lati del quale Franta e Ondra possono confrontare, soppesare ed eventualmente far convergere asperità, differenze, slanci di autonomia. Se uno è più sognatore, spera di poter un giorno volare via e costruisce ali artificiali, l’altro è corroso dal dubbio e dal vizio del bere, di modo che la loro somiglianza esterna ed interna sia solamente illusoria (del resto Frantisek è ormai ben distinguibile dal fratello, in quanto gli manca un braccio a causa di un incidente di lavoro). Il tutto è poi punteggiato da gustose osservazioni comiche espresse da…una mucca, alla quale Miro Remo affida il ruolo di coro e commentatrice…

Non siamo dunque all’interno di una narrazione favolistica sul bel mondo che fu o su una pacifica isola lontana dal male di vivere; il dolore, l’esperienza della Storia, il continuo contrasto fra desiderio di pace e demoni interiori sono più che visibili anche in questo angolino più o meno sperduto. Ne sia testimonianza metaforica il continuo, aspro confronto dei due con la vita animale: in una scena che a qualcuno potrebbe sembrare forse troppo naturalistica viene tagliata in primo piano la testa ad un gallo, ormai ritenuto superfluo, in un’altra si vedono i fratelli stoccare le carni macellate di un toro che era diventato troppo pericoloso e che i due “uomini naturali” uccidono per punizione, o ancora, le regole del rispetto totale della Natura vengono a volte bypassate senza grossi rimorsi, come quando si uccidono le talpe che rischiano di rovinare il raccolto.
Non è dunque affatto un idillio campestre quello che i gemelli barbuti ci raffigurano, bensì un rapporto vivissimo e travagliato fra Uomo e Natura che attraversa con coraggio i confini fra campagna e civiltà, isolamento e cultura, abbracci e violenza, attrazione e disprezzo per il mondo.
Un documentario che avrebbe potuto donare finalmente un giusto riconoscimento, forse attimi di gioia, alla coppia calorosa e scapestrata di gemelli, se non ci fosse una coda tristissima, di cui siamo venuti a sapere proprio mentre scrivevamo queste righe: il giorno dopo aver saputo della vittoria del premio principale, Frantisek è stato trovato morto in un laghetto non lontano da Praga. Al momento in cui scriviamo non si sa molto di più. Ad ogni modo, diventa ancora più caro il ricordo dell’incontro casuale che ho avuto con lui fuori da un ristorante qualche giorno fa, quando mi ha stretto a sé con il suo solo braccio, tenendo in equilibrio un boccale di birra col moncherino dell’altro, offrendomi la sua amicizia, dettandomi la sua e-mail (sì, ne aveva una…) e mostrandomi con orgoglio un nastrino con i colori della bandiera ucraina che si era attorcigliato alla sua lunga barba.
Grazie, Franta, della tua amicizia, ormai eterna.






















