Opportunità professionali
Le figure professionali coinvolte nel mondo della narrazione televisiva non comprendono solo autori e registi.
Ora, si delinea all’orizzonte la necessità di essere dei veri e propri talent scout di format e idee di successo.
Di intuire le potenzialità e soprattutto di ascoltare e indagare i target di riferimento che giocano un ruolo sempre più importante nel definirsi del piccolo schermo.
Andrea Bellavita, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è l’ideatore e coordinatore del Master in Progettazione e Analisi del Prodotto Televisivo.
A margine di questa opportunità, una conversazione con uno studioso del piccolo schermo per capire i nuovi orizzonti che si delineano e le occasioni che l’Italia non può farsi sfuggire.
Television manager. Figura avvolta nell’ombra, almeno per il panorama professionale italiano. Se si pensa ad una professione nell’ambito televisivo, è più comune pensare all’autore o al regista, ma come ci spiega Andrea Bellavita: “non parleremo di autori Tv, ma di talent scout del mondo della televisione”.
“La collaborazione con le aziende e case di produzione – esordisce Bellavita – mira alla formazione di figure che operino nello scouting e nell’analisi di scenario. Per produrre, ma soprattutto per tradurre ed adattare un format servono competenze specifiche e analisi sul mondo di riferimento.
All’interno di una rete televisiva operano diverse figure professionali che contribuiscono a fornire la linea editoriale, la scelta e la selezione dei format da localizzare e mandare in onda”.
Nello scenario italiano manca questa consapevolezza su questo tipo di professione, eppure gli esempi ci sono, sottolinea Bellavita: “Pensiamo ad un canale come Fox o a canali come Sky Vivo. Molti dei programmi che mandano in onda sono adattamenti e traduzione di format stranieri”.
La consapevolezza che gli operatori del settore devono acquisire, però, prima di operare all’interno di uno specifico ambiente è frutto di uno studio meticoloso del panorama mediale entro cui si muovono.
Questo significa che all’interno delle società di produzione e all’interno delle reti, una buona parte del lavoro è caratterizzata anche dall’analisi dei modelli culturali.
“La formazione che abbiamo – sottolinea Bellavita – è di tipo accademico e quello che cerchiamo di fare è fornire delle competenze forti per chi deve poi operare in questo tipo di scenario”.
L’industria culturale di una nazione rielabora il panorama sociale e propone modelli mediali adattati al contesto di riferimento e la localizzazione del format va di pari passo con l’analisi degli immaginari mediali:
“Si prenda il caso della Pupa e il Secchione. Esempio becero, ma la localizzazione di questo format ha funzionato benissimo. Si è voluto pendere verso il lato volgare”.
Localizzazione, Scouting e Audience. “In Italia se si pensa all’audience si pensa all’Auditel” – sostiene e “l’analisi dell’audience è solo un fatto di numeri e il sistema di rilevazione degli ascolti è spesso usato come un meccanismo di ricatto. Nonostante queste cifre abbiano una bassa permanenza, spesso se la prima puntata non ottiene i risultati sperati viene addirittura fatta morire sul nascere”.
Parlando di rilevazione degli ascolti si individua uno dei grandi problemi della modo di fare serialità in Italia. Spesso manca una approfondita analisi del target e il pubblico di riferimento non viene quasi mai ascoltato prima della messa in onda di un programma.
“La prima cosa che dicono nelle scuole di scrittura è che conviene fare due puntate, poichè di sicuro la seconda farà meglio della prima” – conclude Bellavita.
Ma quello che può emergere da una serie di studi sull’analisi e la progettazione del testo televisivo è una forte attenzione al palinsesto.
Fa però sorridere che in Italia serie come Lost – Heroes – 24 non abbiano riguardo all’interno della televisione generalista e subiscano collocazioni sballate.
“Una serie come Heroes avrebbe bisogno di una maggiore decantazione. Ecco perchè si cercherà di capire con dei professionisti che analizzano dei dati come collocare e usare questi tipi di prodotti.
E’ vero che la collocazione sul palinsesto ha bruciato intere serie, Weeds, My name is Earl, 24, o I Soprano, ma anche i canali satellitari cominciano a programmare come i generalisti.
Friends, per esempio, è visibile a tutte le ore oppure Will&Grace ha avuto per un periodo le puntate nuove in access e le repliche distribuite lungo tutto l’arco della giornata”.
E come ci spiega perfettamente – “Tutto questo può essere anche ascritto all’ansia di non concedere nulla al competitor. Si compra l’intera serie e poi non si sa bene come comportarsi”.
E se la televisione italiana guarda all’America, intuisce nello sviluppo cross-mediale del prodotto la frontiera della narrazione.
E’ tipico del sistema americano, in cui le serie, veri e propri franchise migrano da una piattaforma all’altra espandendo in più direzioni il narrabile.
Bellavita ci spiega perchè sarà difficile che tutto questo accada in Italia:
“Il nostro sistema non è industriale, non siamo specializzati come Hollywood. Anche nel cinematografico permane un certo carattere artigianale”.
Se si pensa a filiere possono venire in mente gli esempi di Quo Vadis Baby? o Romanzo Criminale.
“Il caso di Romanzo Criminale è una rinnovata attenzione verso il genere che, di nuovo, mette in campo un preciso riferimento ad un immaginario ben definito e ben riconoscibile dal pubblico italiano”.
Concludendo, una ottima opportunità professionale, dove, ovviamente, non si compra un mestiere, ma, con le parole del professor Bellavita “la miglior dotazione possibile per poi lavorare”.
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