Dalla vita in poi è una storia vera. È stata raccontata al regista, Gianfrancesco Lazotti, parecchi anni fa, dalla protagonista di questa storia. I nomi sono di finzione. Come di pura fiction romanzata è l’impalcatura che ruota attorno alla vicenda vera.
Katia (Cristiana Capotondi) è su una sedia a rotelle, causa distrofia muscolare. È un tipo molto spigliato, disinvolto, che non si compatisce e non vuole esserlo. La sua vicina di casa Rosalba (Nicoletta Romanoff) è uno spirito libero, un’anima pura nella sua instabilità emotiva. Rosalba si innamora di Danilo (Filippo Nigro), un ragazzo reo confesso, in carcere per omicidio. Per alleviargli la sofferenza vorrebbe scrivergli una lettera al giorno, ma non riesce a tradurre in parole i suoi sentimenti. Così è la cara amica Katia che si presta a scriverle le lettere.
Ma a un certo punto Rosalba si disinnamora di Danilo. Katia, che non lo conosce, decide di continuare a scrivergli, fino a maturare l’idea di andarlo a trovare in carcere. Siccome la ragazza non ha nessun grado di parentela con il detenuto, sfruttando il suo handicap, riesce a procurarsi parecchi colloqui con lui nel parlatorio. Katia è talmente determinata, che gli incontri continuano e lei arriva al punto di chiedergli di sposarla. E il matrimonio avviene. I due si sposano in carcere. Quando il giudice accorda a Danilo il primo permesso per incontrare Katia, con la complicità di Rosalba, la situazione si complica e si prospettano nuove possibilità di vita. Starà a Danilo scegliere.
Dalla vita in poi ha vinto come Miglior Film, Migliore Interpretazione Maschile e Femminile al Taormina Film Fest e lo Special Grand Prix della Giuria al Montreal World Film Festival. Il film, che è piaciuto in un circuito internazionale, giunge ora nelle sale italiane.
Gianfrancesco Lazarotti, regista soprattutto televisivo (la generazione di adolescenti degli anni Novanta ricorderà i suoi lavori: Chiara e gli altri e I ragazzi del muretto), adotta una narrazione che annoda il presente a passato – dove per passato si intende l’arco temporale di un anno, il lasso di tempo durante il quale i due innamorati si sono conosciuti.
Il film si sviluppa su due piani: Katia e Danilo che si incontrano soli per la prima volta e la storia del incontro. Intorno a loro si muovono figure, le più realistiche del film, che determinano in modo riflessivo e dolce le loro decisioni, Rosalba per Katia e l’assistente penitenziario Vitali (Gianni Cinelli) per Danilo.
Dalla vita in poi è una storia che sarebbe ben congegnata, la stessa scrittura dei personaggi non è semplicistica e prevedibile. Katia e Danilo in fondo non sono due persone buone. Uno, schivo e selvatico, è in carcere per omicidio, lei, impulsiva, sfrutta il suo handicap per ottenere quello che vuole.
Il carcere, l’amore, le parole, i sentimenti estremi, il futuro, che fioriscono ancora prima che Katia e Danilo si incontrino di persona, costituiscono un elemento originale.
Tuttavia è l’eccesivo tono romanzato a suscitare dubbi e perplessità. Il beneplacito scorrere degli eventi (scivolando sopra leggi e regolamenti carcerari), la disinvoltura dell’accettazione delle scelte di Katia (da parte di tutti) non riesce a trovare una dimensione di vero in quella che è una storia reale.
La distanza, che si accumula tra i fatti concreti e l’immaginario eccessivo del regista sono i difetti di questo film.
E se anche la bravura degli attori riesce a rendere più tollerabile uno script da “cioccolatino”, ciò non basta a rendere Dalla vita in poi un film convincente.
Titolo originale: Dalla vita in poi
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 85′
Regia: Gianfrancesco LazottiCast: Cristiana Capotondi, Filippo Nigro, Nicoletta Romanoff, Pino Insegno, Carlo Buccirosso, Gianni Cinelli, Carlo Fabardini, Arcangelo Iannace
Produzione: Rosa Film, Facciapiatta, RAI Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 19 Novembre 2010 (cinema)






