La mostra “ De Chirico “ inaugurata a Palazzo Zabarella a Padova il 20 gennaio e in cartellone fino al 27 maggio 2007 riesce a rendere accessibile al pubblico la complessità di un artista che ha prodotto un corpus di opere vastissimo ma discontinuo segnata spesso da pentimenti e, a volte, contraddizioni. Sono allineati alle pareti del risorto palazzo, oltre cento opere di alto livello rappresentativo.
I curatori, Paolo Baldacci e Gerd Roos, ci offrono una mostra complessa, articolata, esaustiva, scegliendo fra le cento opere del percorso le più indicative e significative. Occasione unica, quest’esposizione, per scoprire un De Chirico emozionante e poetico, maestro all’origine del surrealismo, “ pictor optimus” che ha così profondamente inciso sulla pittura del Novecento, non solo italiana.
La cosiddetta “ scuola metafisica” nasce da un’idea originale di De Chirico maturata fin dagli anni 10 del Novecento e consolidata come scuola verso il 1917 a Ferrara con l’adesione entusiasta di Carrà, Savinio, del giovane De Pisis e, successivamente, di Morandi. Si parla di scuola senza che ciò stia ad indicare uno stile comune che identifichi gli adepti. Erano gli artisti stessi ad ammetterlo riconoscendo che non esistono modi specifici della pittura metafisica in quanto il comune denominatore è lo spirito che la anima e ci restituisce un’aura mitica, surreale, fuori dal tempo, onirica ed enigmatica nella sua misteriosa fascinazione.
La stesso termine “metafisica“ intesa filosoficamente come disciplina che ha per oggetto ciò che rimane al di là dei limiti dell’esperienza, nell’uso che ne fa De Chirico diviene aspirazione ad una pittura di contenuti trascendenti. Egli giustifica questo termine con riferimento alla filosofia di Shopenhauer e Weininger ma il pensiero in cui più profondamente si riconobbe fu quello di Nietzsche. Da quest’ultimo De Chirico prende la volontà di potenza ( si vedano i suoi enigmatici cavalli), il senso di angoscia e di mistero per cui, come scrive il filosofo ne” La Gaia Scienza” “ il nostro vivere è un eterno precipitare”. Le piazze vuote, i portici deserti esprimono il senso della sospensione, della solitudine, del vuoto che nascono da un’umanità restata senza Dio.
E’ stato giustamente detto che tutta la pittura di De Chirico, sia quella esaltante degli anni che vanno dal 1908 al 1918 che quella meno rivoluzionaria e a volte ripetitiva degli anni successivi costituisce una sintesi mirabile di pensiero classico e di nostalgia romantica e rappresenta il filo conduttore della sua produzione nei suoi vari momenti: dalle prime opere simboliste influenzate da Bocklin e da Klinger fino alla neo metafisica degli anni sessanta.
“DE CHIRICO”
Palazzo Zabarella, Padova
20 gennaio – 27 maggio 2007
Informazioni e prenotazioni:
tel. (0039) 049 8753100, fax (0039) 049 8752959
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