Ziang è un giovane ragazzo, orfano dall’età di dieci anni, con in testa solo l’idea di vendicare i genitori, uccisi da un ladro di bestiame; l’unico indizio in suo possesso è il particolarissimo tatuaggio sul petto dell’assassino. Siamo nella Thailandia degli anni Venti, dove il governo ha appena deciso di aprirsi al commercio internazionale. Arriva il trattore, importato da un ricco e arrogante Lord. Ma la macchina non ha successo fra i contadini: i bufali sono ancora il modo più efficace ed economico per arare un terreno.
Il Lord si serve quindi di un criminale e della sua banda di malviventi per razziare i bufali dei contadini della zona, costringedoli coattamente ad acquistare i macchinari che vende. La gang si scontra con un mandriano dai poteri soprannaturali di nome Sing, che la sconfigge con facilità; Ziang assiste alla scena, scorge il tatuaggio sul petto di Sing, e si convince che sia lui l’assassino dei genitori. Si allea inconsapevolmente con il Lord e uno stregone oscuro, nemico giurato di Sing. Una volta sconfitto il mandriano guerriero e scoperto il suo fatale errore, Ziang si impegnerà a fondo per ottenere la sua vendetta contro lo stregone, vero assassino dei suoi genitori, e per salvare una ragazza, in pericolo a causa dell’ingenuità del nostro eroe.
Il cinema d’azione made in thai fa perno essenzialmente sui soliti nomi: Tony Jaa (protagonista di Ong Bak, visto anche in Italia), il suo allievo Dan Choopong e l’attore-regista-coreografo Panna Rittikrai. Questi ultimi due sono diretti in questo nuovo action movie dal giovane Chalerm Wongpim. Se due edizioni or sono la Thailandia portava al Far East Born To Fight, film godibile ma dalla fattura amatoriale, è incredibile constatare quanti passi avanti sono stati fatti nella terra del Siam in soli due anni.
Molti appassionati si sono approcciati a questo lavoro pensando di farsi due risate con un onesto lavoro da dilettanti allo sbaraglio à là Born To Fight. La sorpresa di trovarsi di fronte a un prodotto dall’ottima fattura è stata grande. Notevolissimi miglioramenti anche sul piano della solidità della struttura narrativa, pur se si avverte ancora in modo sensibile quanto sia acerba e ingenua sotto questo punto di vista la cinematografia thailandese. Ottima invece la parte tecnica: fotografia buona, regia più che competente e che ha imparato a indugiare in minor misura sugli pur splendidi stunt degli attori duranti i combattimenti. Prova lampante di questa acquisità professionalità è il fatto che il film riesca benissimo ad accorpare caratteri realisti (la questione del rinnovamento dell’agricoltura nella Thailandia dei primi del ‘900), con temi fantastici e irreali (gli stregoni e le cavalcate sui razzi) senza cadere nel comico involontario. Lapalissiana testimonianza della crescita esponenziale della cinematografia thailandese.
Dynamite Warriors
Regia: Chalerm Wongpim
Anno: 2006
Durata: 103′ min
Stato: Thailandia









