“Guero” di Beck

L’insostenibile leggerezza di essere Beck Hansen

Il folletto di Los Angeles abbandona le malinconie passato, diventa papà e ci regala l’ennesimo guazzabuglio effervescente e imprevedibile di puzzle sonori. “Guero” è la summa perfetta di tutti i suoi dischi precedenti, con una marcia in più: la gioia di vivere.

Beck ci ha messo un po’ per sfornare questa sua ultima fatica discografica. La causa può essere stato il lavoro maniacale dei produttori in studio (i celeberrimi Dust Brothers), o forse, più semplicemente, le piccole/grandi novità di casa Hansen – il matrimonio con la deliziosa attrice Marissa Ribisi e la nascita del primo figlio, nell’estate scorsa. Però è valsa la pena di aspettare: il nuovo album “Guero” (che significa “ragazzino bianco” nel gergo meticcio dei losangelini) è un bel compendio di quello stile “patchwork” che ha reso inconfondibile il Nostro fino dagli esordi di “Loser”.
L’apertura è affidata a “E-pro”, bel power-pop orecchiabile, che si butta subito a capofitto in “Que’ Onda Guero”, un rap cantato in spaniglish, la lingua ibrida dei latini californiani. In “Girl” a tratti sembra di sentir cantare un Kurt Cobain felice e scanzonato (con dei fantastici inserti di chitarra slide), mentre “Missing” rifà il verso a Bjork per perdersi poi nei meandri della psichedelia e della bossa nova – come ai tempi di “Mutation”.
Dopo un’altra piccola ventata di trip hop e rap con “Earthquake Weather” e “Hell Yes”, arriva la torrida “Broken Drum”, che sfoggia un riff dannatamene blues, da lasciare senza fiato. Da qui in poi il tono sale altissimo, con l’incursione di quella che è la caratteristica più affascinante e originale del Beck-style: la fusione di rock ed elettronica, chitarre taglienti ed effetti estranianti.
“Scarecrow” è uno spaventapasseri funky che non fa paura a nessuno (forse un po’ troppo pop), ma “Go It Alone” inizia con un accattivante clap hands e sorprende grazie a un favoloso Jack White al basso. L’apice arriva con “Farewell Ride”, dove Beck canta come un Jim Morrison ferito; aggiungeteci ancora una chitarra slide, un’armonica blues e lo scuotere di catene sinistre a scandire il tempo, e avrete un brano irresistibile!
Con “Rental Car” si ritorna in zona grunge, a cui il diabolico biondino osa aggiungere persino uno scanzonato coretto di “la-la-la”. Un ultimo colpo di coda arriva con “Emergency Exit”, dai toni foschi ma non troppo, mentre con l’ultima “Send a Message to Her” il clima ritorna scherzoso e decisamente easy, quasi a dirci che Beck non ha più nessuna intenzione di essere veramente drammatico. E a noi piace proprio per questo.

Sito ufficiale: www.beck.com
Discografia essenziale:
Mellow Gold (Bong Load/DGC 1994)
Odelay (Bong Load/Geffen 1996)
Mutations (Bong Load/Geffen 1998)
Midnite Vultures (David Geffen 1999)
Sea Change (DGC/Interscope 2002)
Guero (Geffen/Interscope 2005)