Torino 25
Tre racconti ambientati a Mindanao, nelle Filippine, tra foreste tropicali e villaggi sperduti, sacerdotesse cantanti e gruppi di ribelli.
Due bambini, fratello e sorella, Abyan e Busaw, sembrano giocare nella foresta; in realtà sono in cerca della madre. La loro ricerca li porterà a camminare e camminare, fino allo sfinimento.
Un gruppo di ribelli trasporta, sempre all’interno della foresta, un compagno ferito. Approfittando di questo viaggio l’esperta Gi insegna ai suoi giovani commilitoni i valori della lotta contro lo stato filippino.
Nel villaggio ai margini della foresta è di stanza un gruppo di militari che passa la giornata a giocare, a cantare e a mangiare. Fra di loro c’è Junjun, innamorato di una ragazza del luogo, che si affeziona a una stramba sciamana, presa in giro dal resto della compagnia. Le tre storie avranno modo di intrecciarsi fra loro e con la Storia con la esse maiuscola.
Il giovane filippino (appena ventitreenne), studente di comunicazione, Sherad Anthony Sanchez, è andato a girare questo piccolo, particolare film nel cuore di una regione a rischio delle Filippine, a causa della compresenza di ribelli e militari. Il risultato è una sincresi, uno sguardo ibrido, che si pone a metà fra il documentarismo e la fiction, fra la Storia e le storie. Un film che sembra un atto d’amore nei confronti della natura che invade quella regione, della memoria come fondamentale strumento di conoscenza e salvezza, e della musica come chiavistello universale per i rapporti umani.
L’ode alla natura recitata da questo regista è palese: il film è immerso nelle atmosfere calde e lussureggianti di una foresta che assurge senza mezzi termini allo status di personaggio principale in molte sequenze della pellicola.
Il discorso sulla memoria è al tempo stesso premessa del film e sottofondo costante per tutta la sua durata; la sacerdotessa che viene canzonata, presa in giro dai giovani militare è simbolo vivente di una memoria collettiva che viene calpestata e a cui non viene portato il rispetto che meriterebbe. La sua malattia prima, e la morte poi, che non può essere evitata nemmeno dal tardivo e inutile soccorso dei giovani, è sintomo di un pessimismo che probabilmente dirama molte sue radici all’interno della realtà
La musica è il terzo polo di questo peculiare racconto per immagini; le canzoni sono uno dei modi principali con cui la sciamana mantiene il contatto col passato, con ciò che è stato. A livello tecnico la colonna sonora in certi momenti arriva ad assumere un’importanza maggiore rispetto all’immagine; il piano visivo addirittura è assoggettato, come durata e ritmo, alle cadenze e alla lunghezza della musica che in quel momento l’accompagna.
Insomma, un film strano, particolare, difficilmente importabile nel vecchio continente, persino all’interno di un Festival del Cinema. Ma per chi dimostra la pazienza necessaria sa essere una pellicola dalle molte sorprese.
2007, Filippine
HD, 89′, col.
regia, sceneggiatura/director, screenplay Sherad Anthony Sanchez
fotografia/director of photography Sherad Anthony Sanchez, Mark Limbaga, Mike Babista
montaggio/film editor Kenth Bajo, Ian Guelos, Rolyn Pregunta
musica/music Matilda
interpreti/cast Jelieta Ruca, Ronald Arquillas, Gigi, Marilyn Roque, Jun Lizada, Manay
produzione/production Cinema One (ABS-CBN)






