Un uomo, messo di fronte all’abbandono della sua partner, sprofonda in una crisi depressiva che lo porta a riconsiderare le sue scelte, i suoi affetti, il senso della propria esistenza.
L’unico dubbio lasciato dal film di apertura del Festival di Roma, firmato Maria Sole Tognazzi, è se il fastidio maggiore derivi dal titolo, troppo indegnamente simile al capolavoro di Truffaut, o dal fatto che una pellicola del genere sia stata presentata in pompa magna come una grande anteprima mondiale, degna addirittura di inaugurare una kermesse nella quale è in concorso. Se non fosse per questi “piccoli” particolari, la totale piattezza stilistica e contenutistica del film potrebbe tranquillamente passare in sordina, come l’ennesimo caso di cinema italiano che pensa di essere intimista solo perché si dilunga in primi piani contornati dal bagliore sfocato delle mille luci cittadine.
L’uomo che ama invece, sembra addirittura pretendere: non solo di avere una portata internazionale, ma anche di essere innovativo, di mostrare per la prima volta le pene d’amore di un uomo piuttosto che quelle di una donna, di scavare nell’animo e nei pensieri dei personaggi attraverso abusati escamotage registici (camera a mano traballante per esprimere rabbia e shock; zoom verso il soffitto di una stanza vuota per rappresentare la fine del sentimento). Per non parlare dello psicologismo intrinseco nella sceneggiatura e, soprattutto, nella convinzione che basti qualche battuta ispirata e il collirio agli occhi degli attori per rappresentare cinematograficamente il dolore.
Il film è appiattito sulla sua storia, e riguardo alla validità di quest’ultima, il giudizio non può che essere irrimediabilmente soggettivo. La sconvolgente essenzialità della trama, oltretutto, insinua l’impressione che l’opera di Maria Sole Tognazzi sia solo la sintesi perfetta delle relazioni umane contemporanee: asciutte, patetiche, teatrali e drammaticamente superficiali, quasi fossero una pantomima dei telefilm per teen agers. Non a caso, l’unica nota positiva del film, oltre all’interpretazione di Favino, sono i personaggi dei genitori del protagonista, giovanissimi anziani che non hanno perso di vista l’importanza di non prendersi troppo sul serio. L’uomo che ama, al contrario, è addirittura serioso, così tanto da non rendersi conto che il mondo non gira intorno a qualche lacrimuccia, e sarebbe meglio che non lo facessero neppure i film.
Titolo originale: L’uomo che ama
Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 98′
Regia: Maria Sole Tognazzi
Sito ufficiale: www.luomocheama.com
Cast: Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino, Kseniya Rappoport, Piera Degli Esposti, Marisa Paredes, Michele Alhaique, Fausto Maria Sciarappa
Produzione: Bianca Film
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: Roma 2008
24 Ottobre 2008 (cinema)






