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“LA PECORA NERA. ELOGIO FUNEBRE DEL MANICOMIO ELETTRICO” DI ASCANIO CELESTINI

Con Celestini il ricordo del manicomio esce dalla dimensione privata e si fa memoria collettiva

Dolo, 24 febbraio 2006. Il Cinema Italia segna il tutto esaurito: in molti sono accorsi per vedere l’ultimo atteso spettacolo di Ascanio Celestini, uno dei grandi narratori del nostro tempo, di quelli che hanno saputo rinnovare il teatro inventandosi un nuovo modo di raccontare delle storie.

E infatti Celestini, esponente del nuovo “Teatro civile”, dimostra ancora una volta di essere un narratore eccezionale, in grado di scandagliare in profondità i gravi problemi che esistono nella nostra società, ma con un’ironia, con una grazia e una poesia che arrivano dritte al cuore e trafiggono come una lama sottile.
L’ultimo lavoro di Celestini è dedicato al Manicomio, la casa di detenzione per i malati di mente abolita dalla legge Basaglia del 1978. Questo spettacolo è frutto di ben tre anni di ricerca e di laboratori, in cui l’attore ha raccolto moltissime testimonianze di ex-pazienti, infermieri e medici sulla loro esperienza nel manicomio dai loro differenti punti di vista. Ne è uscito un nuovo bellissimo testo drammaturgico che, attraverso il racconto in prima persona del vissuto personale di Nicola, è in realtà il racconto di tutte le voci che hanno vissuto l’esperienza manicomiale e la ricordano dal loro personalissimo punto di vista.

Celestini racconta con freschezza e ironia la storia di Nicola, un bambino nato nei favolosi anni sessanta, ma la cui vita di favoloso non ha proprio nulla. Nicola è la pecora nera della sua famiglia, il padre non l’aveva nemmeno voluto iscrivere all’anagrafe al momento della nascita e a scuola è il bambino più disadattato della classe. L’unica a prendersi cura di lui è la nonna, una vecchia contadina che vende uova fresche e che spesso lo accompagna a trovare la madre che, da quando lui è nato, è chiusa in manicomio. Così Nicola ha il primo contatto con l’”istituto” dove anch’egli sarà rinchiuiso all’età di 11 anni.

Seguiamo le vicende di Nicola dalla sua infanzia, nei favolosi anni del boom economico, in cui è ancora un bambino allegro e pieno di fantasia, fino agli episodi che lo fanno identificare come “matto” e lo portano ad essere rinchiuso nel manicomio, dove subisce le violenze più efferate: dalla contenzione fisica, alle cure farmacologiche, all’elettroshock, e dove vi rimarrà per trentacinque anni.
Una volta fuori dal manicomio Nicola “è morto” perché non è in grado di riappropriarsi della vita che gli è stata strappata, non ricorda più nemmeno i colori delle cose, annientati dalle luci al neon e dal bianco asettico dell’”istituto”. Ma d’altra parte Nicola può morire perché non trova più all’esterno ciò che aveva lasciato: il nuovo mondo è fatto di supermercati, di detersivi Nelsen piatti, di ovetti Kinder, di cereali col gallo che ride, di yoghurt Müller al caffè o al ribes.

Alla fine dello spettacolo lo spettatore è svuotato, senza parole. Ma ha potuto vivere per qualche ora dei ricordi di chi ha vissuto il dramma del manicomio; ricordi che si sono fatti presente, che sono usciti dalla forma privata e sono diventati, grazie alla bravura di Celestini,memoria collettiva.

LA PECORA NERA. ELOGIO FUNEBRE DEL MANICOMIO ELETTRICO
Di e con Ascanio Celestini
Regia: Ascanio Celestini
Musiche: Andrea Pesce (suono)

www.doloneiteatri.it