La Sissi era la più irrequieta, quel 1 dicembre 2010. Nevicava, sull’altipiano d’Asiago, e nelle stalle le vacche stavano bene. Quando si sono aperte le porte, e alla Sissi è toccato di uscire, non ne voleva sapere. Puntava le zampe, tirava il muso, “voglio la mia mangiatoia”. “Dai, che vai a imparar le lingue”, le hanno gridato ad un certo punto. Non poteva certo saperlo, la Sissi, che l’aspettava un lungo viaggio; eppure, sembrava quasi intuirlo che da quel momento sarebbe cambiata la sua vita. La sua, e quella di altre 47 manze e manzette della Val Rendena, che in una “Transumanza della pace” hanno trovato una nuova casa a Suceska, vicino a Srebrenica, nella Bosnia Orientale.
Succede così: Roberta Biagiarelli, attrice che da anni racconta il genocidio avvenuto in quella terra nel monologo A come Srebrenica, divenuto poi anche un documentario, si trova ad Asiago in una sera del 2008, in scena con Il poema dei monti naviganti. Ad Asiago conosce Gianni Rigoni Stern, figlio di Mario. Quella sera sul palcoscenico non c’era la Bosnia; eppure di Bosnia finiscono a parlare, dopo, a cena. E nasce un’intuizione.
Gianni per trent’anni ha lavorato nella Comunità Montana dei Sette Comuni dell’Altipiano di Asiago; sa tutto di alpeggi, malghe, prati, allevamento di bestiame. Roberta da tredici anni frequenta Srebrenica e la Bosnia; anche lì il paesaggio disegna un altipiano. Ma un altipiano devastato, da una guerra che se n’è andata diciassette anni fa, ma che ancora non ha lasciato il posto ad una pace che significhi serenità. Né, tantomeno, ricchezza.
“In questo momento storico voglio fare cose necessarie, concrete, più di prima se possibile; e questo posso farlo solo con compagni di viaggio che condividono la mia stessa necessità, e che con il teatro a volte, non c’entrano nulla”, spiega Roberta Biagiarelli. E allora si uniscono, l’attrice e il montanaro; e si concretizza un’utopia: rimettere in moto l’altipiano di Suceska.
La transumanza della pace, il documentario girato da Roberta Biagiarelli che testimonia la nascita e la realizzazione di questo sogno (visto al Cinema Bersaglieri di Spinea, Venezia, all’interno di Mimima Ruralia, il programma di Echidna Cultura per La Notte Verde del Nordest), racconta il viaggio di un uomo – Gianni Rigoni Stern, appunto – alla scoperta di una storia recentissima e straziante, eppure sopita nell’oblio – come quando i ricordi sono ancora troppo freschi per poterne parlare, e allora si preferisce tacere; racconta il suo non rimanere a guardare di fronte ad un ambiente umano solcato dal dolore, dalla povertà e dalla mancanza di giustizia; e il suo non rimanere a guardare nemmeno di fronte a un ambiente geografico un tempo regno del pascolo, e ora devastato da felci e rovi, costellato di case visitate dalla pulizia etnica, marchiate dagli incendi che ancora le anneriscono e dai proiettili che ancora ne trivellano le pareti. E infine, La Transumanza della pace racconta il viaggio di 48 vacche che, grazie alla Provincia autonoma di Trento – dove esiste un assessorato alla solidarietà internazionale e alla convivenza: e già questo sembra un sogno – sono state donate alle famiglie di Suceska. Non prima di averle istruite sulle tecniche di allevamento, con un vero e proprio corso tenuto da Gianni, e di averle impegnate con un contratto che per cinque anni almeno le lega all’animale, al suo buon sostentamento, ai suoi cicli fecondativi. Insomma: la Sissi non può essere rivenduta, è un dono prezioso, che per alcuni significa addirittura la sopravvivenza; Gianni vuole che si instauri il concetto che “la vacca è un punto di partenza per la famiglia, non il punto di arrivo: piano piano può far ripartire l’economia di questo territorio, e con l’allontanamento dalla povertà arriverà forse anche la vera pace”.
E poiché il dono è prezioso e il progetto è ambizioso, Gianni Rigoni Stern e Roberta Biagiarelli non mollano: ogni 45 giorni circa sono in Bosnia a controllare che tutto proceda al meglio. Il documentario si ferma al 23 dicembre 2010, giorno in cui sono state consegnate le ultime manze a Suceska; ma, dopo di loro, il natale 2011 ha visto arrivare altri 31 capi di bestiame, e nel febbraio 2012 sulle colline di Srebrenica hanno iniziato a lavorare due trattori a doppia trazione. Sempre provenienti dall’Italia.
“E oggi, quelle immagini che vedete nel documentario sono già vecchie. Il territorio è già cambiato. Circa 110 capi di bestiame, tra quelli esistenti prima della transumanza, quelli che abbiamo portato, e i nuovi nati, hanno già mutato l’aspetto del paesaggio: se pensate che ogni mucca ha bisogno di un ettaro e mezzo per nutrirsi, l’equivalente di dieci campi da calcio a Suceska ha cambiato volto”. Non più felci e rovi, ma erba medica e foraggio.
Gianni Rigoni Stern, nel suo pollaio di Asiago, alleva pulcini bosniaci: li ha ricevuti in dono da una donna di Suceska, oggi proprietaria di una vacca della Val Rendena in Srebrenica.
Per contribuire alla raccolta fondi per il progetto “La Transumanza della Pace”: www.babelia.org
promo video: http://www.youtube.com/watch?v=v_LSpTeos9A
foto: Bianca Pasquini






