Abbiamo incontrato Rocco Papaleo in occasione dell’uscita del suo secondo film da regista: Una Piccola Impresa Meridionale, una storia allegra e un po’ malinconica, sicuramente onesta.
Una Piccola Impresa Meridionale non è solo un film, ma anche un libro, che la vede per la prima volta nelle vesti di scrittore: operazione di marketing o voglia di sperimentare?
“Ovviamente operazione di marketing!!! No, racconto come è andata: io e Valter Lupo facciamo “comunella” da vent’anni, dal teatro a questi due film. Il nostro intento parte da un progetto letterario. Questo perché noi non scriviamo in modo tecnico, non abbiamo uno schema su cui impiantare la sceneggiatura. Noi, di solito, scriviamo sotto forma di romanzo, cercando una profondità, una forma che ci possa allettare. Ci piace il gioco delle parole.
Così, è successo che Valter, durante la fase di scrittura, l’ha fatto leggere, non per una valutazione, ma per sapere se valeva la pena farne una sceneggiatura… E ci è stato chiesto “ma perché non ne fate un libro?” E noi come canne al vento, sopravvalutandoci, abbiamo preso contatti con la Mondadori, che cieca e sorda – dice scherzando – lo ha pubblicato”.
Comunque il libro è uscito qualche giorno prima del film…
“Abbiamo avuto un piccolissimo problema con i produttori che ci hanno detto “ma non vorrete mica fare uscire prima il libro del film, vero?” Certo che così sembra un’operazione commerciale… mentre la nostra idea era più romantica, perché volevamo offrire agli spettatori interessati una possibilità di approfondimento”.
Che cosa ha voluto raccontare con questo film?
“Io ho voluto raccontare una storia. La spiritualità è un tema che mi sta molto a cuore. Attraverso un ex prete, ho voluto raccontare una relazione, un cambiamento di spiritualità, sempre con leggerezza, ma con l’ambizione di essere gradevole”.
Qual è il suo rapporto con la spiritualità?
“Io, quando frequentavo il catechismo, facevo un po’ casino. Così, il parroco, nonché insegnante di religione, per mesi, ogni volta che iniziava la lezione, mi faceva mettere in ginocchio in fondo alla classe. Quando ebbi il coraggio di raccontarlo a mio padre, andò subito a parlare con il parroco – abitavamo a cinque minuti dalla Chiesa – e gli disse che se avesse mai osato farmi di nuovo una cosa simile, sarebbe successo qualcosa di brutto. Fu in quel momento che scoprii di avere mio padre dalla mia parte. Io sono ateo, ma ho un grande rispetto per la spiritualità. Mi pongo in modo critico verso la fede”.
Come nel suo primo film, anche in Una Piccola Impresa Meridionale la musica è un elemento fondamentale…
“Grazie all’autrice Rita Marcotulli! Questo secondo lavoro insieme è stato più consapevole e più difficile, meno instintivo, più ragionato e dal mio punto di vista più soddisfacente, perché è stato un approdo più faticoso e profondo, governato da una sintonia che raramente ho incontrato nella mi storia. Ho sempre detto che vivo per le note e la poesia, nella musica libera di Rita spesso sprofondo e trovo versi…”
La colonna sonora del suo film vanta anche il singolo di Erica Mou Dove cadono i fulmini, come è nata questa collaborazione?
“Erica è meravigliosa!
Finite le riprese, eravamo tutti soddisfatti del film, ma non sazi, avevamo ancora un po’ di languore… durante la prima visione, Giovanni Esposito, che nel film interpreta Raffaele, mi disse che c’era un momento in cui sembrava che il film precipitasse di colpo. Nel frattempo i miei produttori mi fecero ascoltare il brano Dove cadono i fulmini: e rimasi sorpreso da questa ragazza, da questa canzone che mi aveva illuminato! La volevo nel film a qualsiasi costo. E così con il montatore, dagli avanzi, dai refusi del film, abbiamo tirato fuori un minuto e qualcosa per metterci dentro la canzone di Erica”.
Nel film cantano anche Barbora Bobulova e Riccardo Scamarcio…
“Beh, mi hanno pagato per farli cantare!!!
Prima di tutto devo dire che ho avuto una grande fortuna a incrociare attori favolosi per questo mio film. E devo dire che una delle mie più grandi fortune è quella di essere amico di Giovanni Esposito, con il quale ero in turnè durante la fase di sceneggiatura di questo film. La ragazzina che interpreta Mela nel film è veramente sua figlia! E da loro ho rubato questo rapporto così forte padre/figlia.
Ho fatto cantare Barbora perchè dopo averle sentito eseguire un brano di Caterina Caselli al karaoke ho capito che era perfetta per il film. Mentre il personaggio di Arturo, interpretato da Riccardo, è stato scritto appositamente così, come un musicista”
Anche questa volta un finale un po’ malinconico, insomma non c’è un vero e proprio lieto fine, perché?
“Peché così è più reale!”









