“Le cose che amo” di Damiano Michieletto

Il discorso di accettazione del regista al Premio Veneziano dell'anno

Non si contano più ormai i riconoscimenti attribuiti a Damiano Michieletto, il 39enne regista di Scorzè che è venuto affermandosi negli ultimi dieci anni come una delle figure che in Italia e nel mondo più si sta adoperando per innovare il melodramma, per avvicinare non solo i giovani ma anche i contemporanei alla lirica. In occasione della consegna del premio “Veneziano dell’anno” lo scorso 11 gennaio al Teatro La Fenice di Venezia ha letto l’intervento che pubblichiamo, una sorta di confessione pubblica di urgenze e priorità avvertite dall’uomo e dall’artista.

Ecco il testo integrale:

Le cose che amo

Amo gli artisti che non leggono solamente le pagine dello spettacolo.
_ Amo arrivare puntuale alle prove perché si pensa sempre che in teatro non ci siano delle regole.
_ Amo chi non vuole tutto chiaro e tondo: anche poco, buio e storto può andare.
_ Amo chi mi ha dato l’opportunità di sbagliare senza farmi sentire uno stupido.
_ Amo dare delle opportunità.
_ Non amo una vita con la temperatura costante, non amo i condizionatori: amo sentire il freddo d’inverno e il caldo d’estate.
_ Preferisco gli imprevisti piuttosto delle probabilità.
_ Preferisco “mettermi alla prova” piuttosto che “fare una prova”.
_ Preferisco vedere piuttosto che prevedere
_ Amo chi non sta troppo a masticare ma piuttosto va dritto all’osso.
_ Amo la sala prove quasi più del palcoscenico.
_ Amo ascoltare un collega cha mi telefona appena arrivato in una nuova città ed stanco, deve aprire la valigia e gli viene da piangere perché è solo.
_ Amo la solitudine non l’isolamento.
_ Amo chi si prende dei rischi, chi alza la posta in gioco, chi è disposto a mostrare i propri limiti. _ Quando arrivi ai limiti fai nascere l’emozione. E se proprio non nasce nulla, più di quello non potevi fare.
_ Amo chi sa ricercare la verità nelle passioni. La verità, non le convenzioni.
_ Preferisco una provocazione piuttosto che una convenzione.
_ Amo il talento perché non sai spiegare cos’è ma lo riconosci subito.
_ Amo gli attori che hanno talento perché di sicuro mi insegneranno qualcosa.
_ Amo chi conosce la disciplina ma non subisce la disciplina.
_ Chi conosce le regole ma non subisce le regole.
_ Chi sa andare in profondità senza impantanarsi.
_ Chi ha il coraggio di dire “questa è la mia idea” e la difende anche se gli altri storcono la bocca.
_ Amo chi sa ripetere ogni giorno la stessa identica scena ma la sa rendere ogni giorno unica e irripetibile: come una storia d’amore.
_ Amo chi non parte dicendo “si è sempre fatto così”. Si è sempre fatto così è un buon motivo per continuare a farlo, ma è un altrettanto buon motivo per finalmente fare in un altro modo.
_ Amo chi non ha paura. La paura blocca, contrae, soffoca, ostacola, spegne, ci rende cupi e tristi.
_ Chi ha paura giudica e non gioca. Un teatro pauroso non è un teatro vero e di questo teatro non abbiamo bisogno.
_ Amo chi non ha paura di sporcarsi il vestito.
_ Amo indossare le t-shirt. Non devi neanche dire: tirati su le maniche, perché sei già pronto.
_ Amo chi si fa trovare pronto.
_ Amo chi è consapevole che l’artista è importante ma è importante anche la donna delle pulizie che lavora perché il teatro sia in ordine, pulito e accogliente.
_ Amo la critica che non vuole demolire ma vuole costruire.
_ Amo chi sa trasformare l’invidia in ammirazione.
_ Amo il pubblico perché dà senso al teatro. Un teatro senza pubblico è triste come una festa senza invitati.
_ Amo chi ti ascolta perché non ti fa sentire solo.
_ Amo chi non è preoccupato di perdere i soldi, ma chi è preoccupato di perdere l’immaginazione.
_ Amo sentire cantare un coro. Amo le armonie più delle melodie.
_ Amo i miei parenti perché quando fanno festa si mettono a cantare.
_ Siccome non è con le belle idee che si scrive una poesia, ma con le parole, amo chi cerca le parole giuste per dire le cose.
_ Amo chi non si vanta del proprio curriculum. Se lo fa, forse è ancora un po’ insicuro.
_ Amo chi non pensa che siano i soldi a muovere le idee, ma il contrario.
_ Amo arrivare in una città e trovare il teatro aperto, non solo il bar.
_ Amo la tradizione, ma non amo chi usa questa parola perché ha paura del futuro.
_ Amo chi sa usare la tradizione come un trampolino e non la fa diventare una palla al piede.
_ Amo chi incoraggia e non scoraggia.
_ Amo gli adolescenti perché mi fanno sentire già vecchio e quindi sento con più chiarezza che non posso perdere tempo.
_ Amo Cordelia perché rifiuta l’eredità del padre, Re Lear: fa di testa sua e il padre si arrabbia. I padri si arrabbiano perché hanno qualcosa da difendere. Qualcosa per cui combattere, qualcosa in cui credono.
_ Ogni crescita è la rottura col passato. Come il neonato che ad un certo punto non ce la fa più e rompe le acque.
_ Amo il conflitto quando c’è lealtà.
_ Amo gli intellettuali che non fanno sentire il pubblico inadeguato.
_ Amo la meraviglia non lo scandalo.
_ Amo ricordare quando ero bambino e giocavo nei campi: nei campi di grano, non di tennis.
_ Amo le lettere di Verdi perché era sempre incazzato.
_ Amo l’empatia perché è l’immaginazione del cuore.
_ Amo Leopardi perché ha detto che l’immaginazione conta più di tutto.
_ Amo quando si abbassa il sipario, si accendono le luci al cinema, si chiude il libro, si esce e si torna fuori.
_ Amo quando durante le prove si dice: “facciamo finta che…”.
_ Amo la finzione.
_ Amo il teatro che va alla radice delle cose.
_ Amo l’etimologia perché ti fa andare alla radice delle parole.
_ Immaginare deriva da mimare. Mimare è la parola che i greci davano all’attore, il mimos.
_Fingere deriva da foggiare, cioè dare una forma. Dare una forma vuol dire dare un senso e dunque un valore.
_ Tutti abbiamo bisogno che il nostro tempo abbia un senso e un valore. Pochi, pochissimi, sono però in grado di essere così creativi da produrre un’opera d’arte, qualcosa che fermi il tempo, qualcosa che abbia un valore così forte da non appassire, come fa invece, purtroppo, la nostra pelle.
_ Se a pochissimi è dato il genio di questa creazione, a tutti noi è data invece la possibilità di essere creativi. Ogni uomo che sappia immaginare, qualunque sia la sua professione, è un creativo.

L’ispirazione non appartiene solo agli artisti. L’ispirazione apparitene a tutti quelli che fanno il proprio lavoro con passione e fantasia. Un medico, un insegnante, un impiegato, un cuoco, un elettricista. Ognuno può essere un artista, e fare del proprio tempo qualcosa di unico e sensazionale. Non conta il titolo di studio, non conta chi conosci, non contano i soldi. Un imprenditore senza immaginazione non andrà lontano con la sua azienda. Le conoscenze, la tecnica, il management, sono fondamentali. Ma quello che veramente muove le cose è lo spirito di immaginazione. Tanti hanno visto una mela cadere ma solo uno ad un certo punto ha cercato di immaginare perché quella mela fosse caduta.
_ L’artista è ognuno di noi quando non vive con rassegnazione, quando accoglie il valore del dubbio, quando si mette alla prova. Ognuno è un artista quando sa immaginare.