“Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi

La libertà di poter leggere Lolita in Iran

Azan Nafisi ci descrive la sua vita a Teheran non solo come donna, ma anche come docente universitaria pronta a lottare per poter spiegare Nabokov o Henry James.

Negli ultimi anni la situazione storica e politica mondiale ha imposto all’attenzione pubblica la vita in alcuni paesi islamici: prima è stato il caso dell’Afghanistan e poi quello dell’ Iraq. I mass media hanno scritto e detto molto sulla condizione in cui vivono le donne in questi paesi, ma, come molte volte accade, lo sguardo era quello dell’occidentale che giudicava secondo la propria mentalità.

Leggere Lolita a Teheran presenta, invece, uno spaccato sulla condizione femminile in Iran vista dal di dentro, da chi sa cosa significhi vivere da donna sotto le restrizioni islamiche. Azar Nafisi racconta la sua reale esperienza di donna e di docente universitaria di Letteratura Inglese e Americana a Teheran e ci descrive un paese in cui le fazioni religiose islamiche, più o meno ortodosse, si sono avvicendate al potere portando a continui mutamenti, per le donne, nella vita quotidiana.
Il romanzo si costruisce sui ricordi dell’autrice legati a quattro autori – Nabokov, Fitgerald James e Austen – che aveva avuto modo di insegnare non solo durante i suoi corsi, ma anche in gruppi di studio tenuti a casa con le migliori allieve. E’ proprio durante i seminari casalinghi che questi autori diventavano attuali proponendo degli spunti per dibattiti che non avevano più nulla a che fare con la letteratura, ma si concentravano sulla realtà di Teheran in quegli anni. Davanti a sè, durante queste lezioni, Azan Nafisi aveva un gruppo di giovani donne che erano pronte a mentire alla famiglia pur di partecipare a quelle lezioni. Molte di loro erano sposate, altre sognavano l’indipendenza e la libertà, altre ancora avrebbero voluto scappare e qualcuna aveva conosciuto il carcere per aver infranto i divieti imposti dal regime. Il miraggio era l’Occidente, un posto in cui si possa passeggiare a capo scoperto e con un uomo senza rischiare per questo il carcere.

Un Occidente che è rappresentato da Lolita, dal Grande Gatsby, da Orgoglio e pregiudizio, letti in fotocopia perchè il regime non permetteva la stampa di libri occidentali. Azar Nafisi descrive la guerra con l’Iraq del 1988 e quando, sotto i bombardamenti, leggeva Fitzerald o i testi in antico persiano per non sentire le bombe cadere sopra Teheran. Con l’avvicendarsi al potere di uomini politici provenienti da fazioni più o meno rispettose del Corano, vediamo la vita delle donne cambiare: l’obbligo a tenere il capo coperto, l’impossibilità di sedersi ad un caffè con un uomo che non sia uno di casa e la paura della lapidazione. Tuttavia, nelle ultime pagine del testo, si legge un barlume di maggior libertà rappresentato dal poter passeggiare a testa alta con un velo colorato sul capo e in compagnia di un uomo che non sia un parente.

Il romanzo di Nafisi non è un romanzo vero e proprio, ma non è nemmeno una biografia. E’ un testo sulla libertà e sulla letteratura che mostra quanto la letteratura dei grandi del passato possa diventare attuale e quanto possa divenire essenziale per vivere. La quarta di copertina riporta scritto che questo testo è un atto d’amore per la letteratura e una beffa giocata a chiunque cerchi di interdirla, una definizione molto azzeccata che sintetizza il modo di pensare più volte espresso da Azar Nafisi. Leggere Lolita a Teheran è ovviamente un libro sulla libertà, o meglio sul desiderio di libertà che viene manifestato dalle giovani donne che ogni giovedì avevano il coraggio di presentarsi a casa della loro insegnate per poter leggere i libri proibiti.

Adelphi, 2004, pp.379