“Love” di Gaspar Noé


L’amore e la paura

Presentato fuori concorso al festival di Cannes, Love è stato forse il film più discusso della scorsa edizione, dando vita a una serie di pregiudizi che ne hanno seriamente limitato la distribuzione nelle sale cinematografiche.

Quarto lungometraggio del controverso regista argentino Gaspar Noé, è forse il più personale di tutta la sua filmografia, nonché il più spinto e probabilmente quello che più resterà impresso nella mente dello spettatore. Murphy è un regista in erba, americano trasferitosi a Parigi per studio. Qui incontra Electra, giovane pittrice con la quale intratterrà una relazione di circa due anni. Il film, tramite un intreccio complesso che parte presentandoci Murphy con la sua nuova compagna, Omi, e col figlio Gaspar, ripercorre la complessa relazione sessuale e affettiva del protagonista sia con Electra che con altri personaggi, soffermandosi tanto sul suo rapporto col sesso quanto sul suo percorso artistico.


Partire dall’argomento sesso per parlare di questo film è tanto scontato quanto indispensabile. Se infatti le numerosissime polemiche mosse dalla sua proiezione a Cannes sono scaturite dalle frequenti scene di sesso esplicite, crude, addirittura anatomiche con le quali Noé ha voluto raccontare la formazione di Murphy (perché di questo si tratta, un racconto di formazione), non è detto che se ne sia parlato in modo sufficientemente accurato, anzi. Ma allora che ruolo assume il sesso nell’anatomia di Love? Si tratta di un film sulla sessualità sentimentale, come elemento imprescindibile di una relazione affettiva, ovvero il sogno che il protagonista vorrebbe realizzare, come dirà poco prima di avere un rapporto occasionale con una sconosciuta?
Anche.

Mi spiego meglio. Per tutta la durata della pellicola, vediamo Murphy sperimentare il sesso sotto ogni forma: c’è sicuramente la sessualità sentimentale che lo lega ad Electra, ma ci sono anche chiari riferimenti alla procreazione, accidentale (il piccolo Gaspar, avuto da Omi) e volontaria (quel Gaspar che Electra non gli darà mai), al sesso come curiosità, come esperimento (emblematiche in questo senso la scena con la transessuale o la sequenza nel locale di scambisti). Il sesso viene quindi considerato un elemento sì imprescindibile in una relazione affettiva (appunto nell’“amore” del titolo), ma che al di fuori di esso può avere molteplici nature, tutte (o quasi) illustrate nel film.

La presenza quasi angosciante del sesso nel film viene accentuata dagli stacchi al nero, ad intermittenza, presenti dall’inizio alla fine, a richiamare la ritmicità dell’atto sessuale. Tramite questi stacchi, Noé catapulta i personaggi in scenografie differenti mantenendo invariata la posizione dei soggetti nell’inquadratura, trasmettendo un senso di scorrevolezza e trascendenza del tempo, che trascina Murphy ed Electra da un’esperienza all’altra. Un’altra cosa che sorprende di Love è poi la notevole autoreferenzialità del regista: il fatto di chiamare due personaggi uno col suo nome (il piccolo Gaspar) e l’altro col suo cognome (Noe, interpretato dallo stesso regista), è un simbolo per niente casuale della sua volontà di essere presente al 100% nella pellicola.

La scelta di un giovane regista come protagonista può suggerirci inoltre degli elementi autobiografici, per quanto non sarebbe del tutto corretto identificare Murphy con lo stesso autore del film: il ruolo che egli voleva prendere nella pellicola l’ha preso in modo evidente, proponendosi come deus ex machina, come creatore dell’opera che entra nell’opera per mutarla, toccarla, addirittura farci sesso. Non si tratta di un delirio di onnipotenza, ma anzi, probabilmente siamo davanti al punto di arrivo di un percorso che il regista argentino, tra film e cortometraggi, porta avanti da quasi 30 anni: se infatti la sua complessa filmografia è caratterizzata dalla tendenza a risucchiare lo spettatore nel film stesso, ipnotizzandolo, drogandolo, giocando con le sue emozioni e con i suoi sensi, questa volta ha cercato di avvicinarsi lui per primo allo spettatore, compiendo quindi un movimento da dentro lo schermo verso fuori e non viceversa.

Un altro elemento che viene in continuazione richiamato nel film è la paura, altra forza motrice che Noé reputa indispensabile sia nei rapporti che in un percorso di vita: si tratta di un sentimento contrapposto a quello dell’amore, che si traduce in rotture, separazioni, addii, contrariamente alle unioni (carnali o meno) generate invece dal sentimento che fa da titolo all’opera.
Love ha anche il pregio di essere forse il film narrativamente più complesso tra quelli di Noé: l’intreccio cervellotico, già presente in Irreversible o in Enter the Void, qui è usato in un modo semplicemente unico: se infatti alla fine del film Murphy sa che non potrà rivedere più Electra, pochi secondi dopo il regista la rimetterà nelle sue braccia con un flashback, nella stessa vasca da bagno dove si stava disperando col piccolo Gaspar: dove la realtà non può più nulla, ecco che arriva il cinema, ecco che arriva l’arte, che può addirittura sovvertire il tempo.

Questo spiega anche lo straniamento con cui vengono resi quasi tutti i rapporti sessuali, ambientati in un’altra scenografia rispetto all’ambientazione diegetica, illuminati come sono da luci innaturali, che sospendono i due (o più) personaggi in un’altra dimensione, resa al meglio dal mezzo cinematografico. 

In conclusione, Love è un film complesso, duro e che forse ha bisogno di essere rivisto un paio di volte per essere compreso appieno, e che probabilmente necessita la visione preventiva di almeno due dei film precedenti dell’autore, ma che rappresenta senza ombra di dubbio un punto di arrivo del regista, un’opera definitiva che tratta quelli che per il cineasta argentino sembrano essere i temi più importanti in assoluto: l’amore, la paura e l’arte.

Titolo originale: Love
Nazione: U.S.A.
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 135′
Regia: Gaspar Noé
Sito ufficiale:
Cast: Karl Glusman, Klara Kristin, Aomi Muyock
Produzione: Les Cinémas de la Zone, RT Features, Rectangle Productions, Wild Bunch
Data di uscita: Cannes 2015