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MUNCH E LO SPIRITO DEL NORD

Scandinavia nel secondo Ottocento

Senza nulla togliere ai tanti bravi e appassionati curatori di mostre, quando ci si trova di fronte ad una nuova esposizione curata da Marco Goldin, si avverte come una corrispondenza di amorosi sensi fra i quadri esposti e il curatore che li ha selezionati.

L’entusiasmo che lo ha animato nello scoprirli, sceglierli, allinearli lungo le pareti si trasmette subito al visitatore che ne resta coinvolto in pieno. Viene spontaneo essergliene grati e ringraziarlo per le emozioni che riesce a trasmettere. L’intera sventagliata di opere che si susseguono nel percorso espositivo appaiono infatti, come un atto di amore, verso ogni singolo quadro, scelto per farne un tassello imprescindibile per raccontare una storia.

Nasce da questa passione e dal desiderio di farne partecipe il maggior numero possibile di fruitori, la nuova mostra aperta il 25 settembre a Villa Manin di Passariano che durerà fino al 6 marzo. Munch e lo spirito del nord. Scandinavia nel secondo Ottocento, ulteriore tappa del progetto Geografie dell’Europa iniziato un anno fa con la pittura del centro est europeo. Obbiettivo della mostra è quello di individuare nella pittura di Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, uno spirito comune attraverso paesaggi, ritratti, interni. Le cinque sezioni in cui è incardinata la rassegna sono dedicate a ciascuna delle nazioni , mentre la quinta si può a tutti gli effetti considerare una mostra a sé intesa a riproporre, attraverso 35 opere, in ben quattro sale, il geniale dipingere del norvegese Edvard Munch, il visionario artista norvegese anticipatore di tendenze del tutto nuove in Europa.

Della Danimarca si indaga la cosiddetta Golden Age che vede in Skovgaard e in Hammershois i padri dell’arte danese del paesaggio che pur proseguendo temi e caratteri della tradizione, lo rivitalizzano animandolo dei vivi colori della pittura en plein air. In Svezia con Larson Berg, Wahlberg e in Finlandia con von Wright e Holmberg, la magnifica Halene Shjerbeck si possono individuarsi linee, tendenze, poetiche comuni. Pur nella varietà dei soggetti dipinti è sempre il paesaggio a dominare, paesaggi che sempre più si allontanano da quelli accademici e irreali, per rispondere all’esigenza di cogliere il vero, il naturale, unico modo per rendere le chiari notte estive del Nord, i suoi pleniluni incantati, l’impetuosità delle acque, gli orizzonti illimitati, gli interni austeri e problematici come l’anima nordica.

Anche in Norvegia prima di Munch Con Dhal, Fearnely, Balke e Gude, gli esordi sono spesso segnati da residui accademici, anche se ben presto ci si rende conto che solo l’osservazione diretta e un approccio naturalistico sono in grado di restituire ,non solo la realtà fotografica del luoghi ma la loro anima. In Norvegia il primo a rendersene conto fu Dahl sulla scia di Friederich, suo ispiratore e punto di riferimento. Da Friederich, su per li rami, si arriva a Poussin, alla precisione scientifica di Altodorfer e da lui ad Annibale Carracci riferimento imprescindibile anche se a volte inconscio, di tutti i paesaggisti del ‘700 e dell’’800.

Balke Gude Fearnely di Dhal amici e discepoli, accentueranno gli aspetti romantici del paesaggio pur riconoscendosi nella sua poetica.
Una intera sala è dedicata ai paesaggi e agli interni di Hammershoi. Questi ultimi nel loro rigore giocato sui toni nero bianco, grigio, risentono dell’influenza del pensiero di filosofi e drammaturghi nordici e fra le spoglie pareti le rare figure solitarie sembrano appena uscite, problematiche e malinconiche da un’opera di Ibsen, o da un film di Ingmar Bergman.

Uno sguardo particolare ed ammirato merita la finlandese Helene Schjerbeck, che nelle sue Alunne, La cucitrice, ma soprattutto nel dipinto La convalescenza riesce a concentrare la gamma dei suoi sentimenti di donna appena tradita nell’amore nei personaggi dipinti. Dalle dolenti mani abbandonate della cucitrice, allo sguardo smarrito e vuoto dell’alunna, la radiosità ancora dolente del bel bambino convalescente annuncia la guarigione anche della grande pittrice che come Munch può esclamare: “Conoscete i miei dipinti e in loropotete vedere ciò che ho vissuto”.

La mostra si chiude con 35 opere di Munch fra dipinti e incisioni. Pur mancando l’Urlo, non più esportabile dopo il recente furto, il corpo di opere presenti è sufficiente a raccontare il suo esordio espressionista, poi il fauvismo francese, il simbolismo, esperienze, passaggi da cui elaborò un suo personale inconfondibile stile.

Nutrimento della sua tormentata poetica è stata la sua stessa vita, inquieta e ansiosa, la sua emotività, le sue passioni alimentate dalla filosofia niciana e dal clima politico internazionale che lo vide testimone di due guerre mondiali. Massimo esponente del decadentismo prima e dell’espressionismo poi, continua la tradizione nordica di privilegiare il paesaggio ma gli sono familiari anche i temi del ritratto e della figura. Rivivono attraverso i suoi quadri e incisioni, le lunghe, chiare notti illuminate da una luna liquida, i suoi paesaggi che paiono cedere la scena alla figura umana sempre posta in primo piano, i suoi colori accesi, la pennellata fluida, cifra inconfondibile del suo dipingere.

Data Inizio:25 settembre 2010
Data Fine: 06 marzo 2011
Luogo: Codroipo, Villa Manin
Telefono: 0432 906458