“Operetta Tanukigoten – Princess Racoon” di Suzuki Seijun

Come rimettersi in gioco ad ottantadue anni

Fuori Concorso
Il principe del castello della Grazia è una specie di matrigna stile Biancaneve: pretende a tutti i costi di essere il più bello del reame, e per tenersi informato su questo vitale argomento consulta regolarmente una vecchia zitella. Quando questa gli darà la brutta notizia che suo figlio Amechiyo nel prossimo futuro lo supererà in bellezza(e credetemi, ci vuole davvero poco per farlo), al principe si oscura subitaneamente la vista, e ordina di portare il figlio sulla Sacra Montagna, dalla quale non potrà mai più tornare..

… fortunatamente Amechiyo viene tratto in salvo niente e anche popodimenoche dalla principessa dei Tanuki, un popolo di demoni e spiritelli che abita la foresta ai piedi della Sacra Montagna; ella parla cinese, proveniendo dal Catai, e i due faticano a comprendersi, ma si instaura un forte feeling che, manco a dirlo, ben presto diventerà un osteggiato amore combattutto da entrambi i popoli perchè un umano non deve stare con un demone e viceversa.

Insomma, per non tediare nessuno coi particolari di una storia d’amore che somiglia a molte altre (ma anche no come si potrà dire più avanti), diciamo che tra mille peripezie i nostri potranno vivere felici e contenti, ma queste non sono cose più di tanto importanti. Quanto mai importante è ricordare che questa vegliarda cariatide di un regista giapponese ha ottantadue anni, ed ha passato buona parte del periodo centrale della sua carriera a sfornare gangster movie; ora invece ci propone questa operetta coi toni ed i personaggi potenzialmente da slapstick comedy (te la aspetti per tutto il film qualche strana caduta o qualche nonsense comico), presentati con una recitazione ipperrealistica, da teatro No. Un contrasto che stride, che non porta mai alla risata di gusto, ma sempre al sorriso; l’esempio più eclatante è rappresentato dalle canzoni che vengono cantate: alcune di queste ricordano gli Hoompa Loompa di Tim Burton, ma come puoi ridere a crepapelle quando percepisci chiaramente la serietà dell’interpretazione dell’attore, anche se sta interpretando il personaggio che sta interpretando e sta dicendo le cose che sta dicendo? Alcuni dei suoi film Yakuza presentavano lo stesso carattere, con una forte commistione tra violenza ironia e melodramma teatrale. Ma tutto ciò non va a discapito del film, che anzi è bellissimo, ma lo rende certamente improponibile ad un grande pubblico pagante.

Per finire, un accenno alla splendida mise en scene di questo magnifico regista: splendide scenografie teatrali unite a stilemi registici da puro film Yakuza, atmosfere oniriche, surreali, costumi sgargianti, montaggi interni grandiosi, continui omaggi a Fellini (come il finale, che sa davvero molto di otto e mezzo)che percorrono trasversalmente tutto il film; quest’ultima annotazione non va presa come un’eresia: questa pellicola sembra girata dalla reincarnazione giapponese del regista riminese.

LA PRINCIPESSA RACCOON
PRINCESS RACCOON
Giappone, 2004, 35mm, 111, col.

regia/director
Suzuki Seijun
sceneggiatura/screenplay
Yoshio Urasawa
fotografia/director of photography
Yonezou Maeda
scenografia/set design
Takeo Kimura
montaggio/film editor
Oshima Michiru, Romei Shirai
interpreti e personaggi/cast and characters
Zhang Ziyi (la principessa Tanuki/Princess Tanuki), Odagiri Joe (Amechiyo), Hiroko Yakushimaru (Hagi), Saori Yuki, Hibari Misora, Mikijiro Hira
produzione/production
Ogura Jimusyo
coproduzione/coproduction
Entertainment, Dentsu, Nippon Herald Films, Shochiku, Eisei Gekijo, Hiku
vendita internazionale/world sales agent

Dentsu Tec Giappone/Japan, 2004, 35mm, 111’, col.