Concorso
Hong, studentessa universitaria di 27 anni, inizia un tirocinio come insegnante in una scuola superiore; il suo supervisore, Yu, è di un anno più giovane ed è un rinomato tombeur de femme, detentore di una semplicissima tecnica di seduzione: dritto al sodo senza tanti preamboli. Immancabilmente Hong finirà nelle “grinfie” del suo superiore.
La ragazza si mostrerà per certi versi riluttante, per altri molto disponibile alle sconce avance di Yu, anche per non inimicarsi la persona che potrebbe essere responsabile diretta della sua futura carriera di insegnante.
Tra rifiuti e piacevoli concessioni, tra i due nascerà uno strano legame, nato da una situazione in cui Yu, ubriaco, tenta di approfittarsi di Hong, mai ufficializzato dagli interessati ed inviso ad alcuni. Tra coloro che non vedono di buon occhio questo accomodamento c’è, neanche a dirlo, la fidanzata storica di Yu, che inoltre rivanga nel passato della giovane tirocinante estrapolandone un’ambigua e mai risolta storia di sesso che Hong avrebbe avuto con un suo insegnante di liceo.
Tutto questo non ferma Yu; a fermarlo sarà invece l’accusa di stupro che Hong gli rivolgerà davanti alla commissione scolastica.
Strana trama, strana storia e finale a sorpresa per questo film di un giovane regista coreano all’esordio, che oltre alla mise en scene firma anche la sceneggiatura in coppia con Goh Yoon-hee; un film strano, appunto, che tratta un tema scabroso come quello della violenza sessuale. Hong, accantonato il passato non felice ed accantonata la denuncia a Yu, tornerà da lui, che l’ha veramente amata. Ma se l’amore nasce da una violenza (e per Hong si tratta quindi di una sorta di sindrome di Stoccolma), per poter soppravvivere ha bisogno di catarsi; da qui nasce la denuncia alle autorità da parte della giovane ragazza.
Un lavoro certamente peculiare, elaborato con caustica ironia ed indispensabile autoironia. Lascia aperte moltissime questioni; pone molte domande, dà pochissime risposte e fornisce evidenti spunti di discussione. Evita sempre di apporre giudizi, e fornisce uno sguardo quanto più oggettivo e leggero possibile. Malignamente si potrebbe concludere che questa pellicola lancia il sasso e nasconde la mano. Benignamente si potrebbe parlare di film magistralmente maieutico. Anche in questo caso il film non fornisce risposte, che spettano allo spettatore, per una volta caricato di responsabilità e non imboccato.
Regia nervosa, mai bella come i contemporanei maestri coreani ci hanno abituato, talvolta addirittura frenetica. Ma in film come questi conta più la scrittura che la bellezza della regia.
Regia: HAN Jae-rim
Anno: 2005
Durata: 120′ min








