TFF: “C.O.G.” di Kyle Patrick Alvarez

La mela del peccato

Torino 31. Concorso
David (Jonathan Groff, il damerino Jesse St. James di Glee) in crisi con la famiglia, soprattutto con la madre, spinto in un impeto di riscoperta della natura e del vero mondo dall’amica Jennifer, decide di “sporcarsi le mani”.

Praticamente Jennifer, mentre leggeva un libro, ha avuto la bella idea di coinvolgere David in un’esperienza vera, facendogli lasciare la East Coast alla volta dell’Oregon per raccogliere mele. David, che per non essere facilmente rintracciato dalla famiglia, diventerà Samuel, lasciandosi il cellulare alle spalle, parte in autobus, perché la cara Jennifer dice che in macchina non c’è posto per lui. Arrivato alla piantagione del cinico Hobbs (Dean Stockwell) Samuel inizia a raccogliere mele, insieme a un gruppo di messicani. Lui, con un arrogante golfino bianco di Yale (anche se il tempo del college dovrebbe essere finito da un pezzo, ma lui ha tutta l’aria di chi ha vissuto comodamente), inizia a vivere in un capannone dove l’unica lingua parlata è lo spagnolo. Scaricato dall’ amica Jennifer, che con il nuovo fidanzato, decide di andare a San Francisco, Samuel continua a raccogliere mele, fino a quando viene promosso in produzione a selezionare le mele. Qui, fa velocemente carriera, perché entra nelle grazie di Carly (Corey Stoll, il Peter Russo di House of Cards), gay che cerca di averlo per sé, ma Samuel scapperà per fuggire nelle braccia religiose di Jon (Denis O’Hare, lo splendido caratterista che ha regalato personaggi indimenticabili in True Blood, The Good Wife).

Dalle mele del peccato alla fede fanatica, per l’ateo Samuel, il passo è breve. Così, Samuel comincia a seguire Jon nella sua campagna di propaganda e lavoretti manuali; ovviamente fino a quando non ci sarà per lui l’ennesima delusione.

C.O.G. (Child of God) opera seconda di Kyle Patrick Alvarez, scritta da David Sedaris (autore di serie televisive) non convince, c’è poco da girarci intorno. Un cast di talenti, che hanno dimostrato di saper stare dietro la macchina da presa non basta, non è sufficiente a creare la traiettoria per i balzi che il protagonista, che resta comunque antipatico, compie da un episodio all’altro. Sì, perché C.O.G ha una struttura episodica, che lascia incompleto e incompiuto questo percorso di vita o percorso spirituale, o tutti e due insieme, di Samuel, ragazzo fragile che non trova una sua pace interiore.
I rapporti di Samuel con il mondo iniziano tutti allo stesso modo: nel più grande entusiasmo, per poi tramutarsi in situazioni tra il tragicomico e il farsesco.

Insomma alla fine, C.O.G. non è abbastanza maturo per il raccolto.