“The Rising – The ballad of Mangal Pandey” di Ketan Mehta

Il cinema indiano da "Bollywood" al Kolossal

Produzione ricca, scenografie colorite e sontuose, il film, che dura oltre due ore e mezzo, racconta un fatto storico fondamentale nella storia dell’India: la rivolta dei Sepoys guidata da Mandal Pandey, protagonista del film, contro il dominio instaurato in India dalla Compagnia delle Indie Orientali.

Presentato all’ultima edizione del festival di Locarno, approda a Roma, alla sesta edizione del cinema asiatico, questo interessante film indiano. Nel 1857 le guarnigioni dei Sepoy vengono rifornite di un nuovo tipo di cartucce ricoperte dal grasso di mucche e di maiale. I soldati, costretti a strappare le cartucce con la bocca, si rifiutano di utilizzarle per non infrangere un tabù e in seguito a questo incidente scoppia una sanguinosa rivolta che insanguina tutta l’India. William Gordon, personaggio di fantasia, è un ufficiale scozzese che prende le difese del suo amico Mandal, il quale gli aveva salvato la vita anni prima sul campo di battaglia. La loro amicizia viene messa alla prova da quel clima di crescente tensione che sfocerà in scontro aperto, nel quale i due protagonisti si troveranno contrapposti.

Lo stile e il linguaggio è quello dei film “Bollywood”, nei quali la musica ha un ruolo preponderante. E già questo maldispone lo spettatore straniero (diciamo non indiano), che solo per questo motivo sarà propenso a considerare la pellicola un’imitazione maldestra di un musical americano. Il film in questione, diretto da un regista all’ottavo lungometraggio (col suo primo film Bhavni Bhavai, del ’80, aveva già raccolto numerosi consensi in tutto il mondo e col successivo Maya Mamsaab, del ’92, aveva bissato il successo dell’esordio) è un lavoro che si impone per le scenografie, le coreografie, le musiche e la cura della confezione (notevole anche l’attrice Rani Mukerji, che interpreta la schiava di cui si innamora “il ribelle”).

L’occhio del critico non può fare a meno di notare un certo schematismo nella caretterizzazione dei personaggi, privi di un rilievo psicologico. Tuttavia, ciò che in modo talvolta semplcistico e dispregiativo viene chiamato “bollywood”, è in realtà un linguaggio cinematografico radicato in una cultura antica, piena di colori e di magia, quale quella dell’India. Altra cosa sono le cinematografie dell’Asia, come quelle della Cina, Corea e Giappone, divenute negli ultimi anni sempre più “familiari” dalle nostre parti. Sarebbe troppo facile, e forse persino poco intelligente, criticare il film in questione per un certo schematismo ingenuo e per quell’epos “pop”, pericolosamente prossimo alla soap opera. In verità il film diverte e piace, anche perché l’ambientazione storica è precisa e accurata, senza scadere nel calligrafismo, e ciò potrebbe e dovrebbe bastare.

Titolo originale: The rising – ballad of Mangal Pandey
Nazione: India
Sceneggiatura: Farrukh Dhondy
Fotografia: Himman Dhamija
Cast: Aamir Khan, Rani Mukerji, Toby Stephens, Ameesha Patel, Kiron Kher
Genere: Storico
Anno di produzione: 2005