Uno sguardo dall’America

I film più interessanti, le anteprime, le nuove tendenze del cinema negli Stati Uniti direttamente dall'inviato negli USA di NonSoloCinema e dai grandi Festival Internazionali

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L’America. Un paese grande quanto un continente, un’unione di mondi, culture, tradizioni, capace di passare dal deserto alle grandi pianure, dalle montagne all’oceano, dal nulla infinito alle grandi città brulicanti di vita. Ma l’America è anche cinema. Pur non avendone visto i natali, sicuramente ne ha quantomeno tenuto il battesimo. Lungo i viali alberati della California il cinema si è sviluppato, è cresciuto, è maturato fino a diventare quello che noi oggi conosciamo. Il cinema americano: capace di assordare ma anche di far riflettere, così autentico, vero, ingenuo e passionale. Un cinema di luci e ombre, di viali del tramonto, di vie solitarie dove si affacciano villette, famiglie, vite che si incontrano e che diventano, tutto d’un tratto, cinema. L’America sa di certo fare una cosa. Sa raccontare. E’ una terra che si può odiare od amare, ma di certo non susciterà mai indifferenza. E’ la terra dove tutto capita con più forza, dove la vita arriva diretta, senza mezze misure, impetuosa come il vento sul parabrezza di due donne che corrono con la loro auto verso il loro destino.

Il cinema americano è una realtà vitale, fervida, in continuo movimento, costantemente diviso fra le esigenze economiche delle major e l’irrefrenabile voglia di comunicare degli autori. Di blockbuster e piccoli film. Di dinosauri e bambini che corrono in bicicletta verso la luna. L’America accoglie tutti. Americani, europei, esseri umani… e anche alieni. Lo spazio è infinito, per quanto lo si potrà riempire non si potrà mai affollare. Per quanto la macchina da presa cercherà di abbracciare l’orizzonte, l’incontenibile vastità del continente americano sfuggirà sempre all’occhio umano nella sua complessità. L’America è frammentaria e compatta, è il tutto che si fa unità – come si recita su ogni banconota: “E pluribus unum”.

L’America rifiuta a priori l’intelletto fine a se stesso. Il suo cinema sceglie la sincerità, la narratività, la semplicità, e rigetta ogni approccio cerebrale. Whitman, il bardo dell’America, usciva dalla conferenza astronomica, annoiato, per osservare in silenzio la volta celeste. E mentre Whitman si apriva all’infinità della sua terra, Emily Dickinson si chiudeva nella sua stanza, si divideva dal mondo “come remi che dividono un oceano”. Pianure e stanze chiuse, villini e grattacieli. Questa è l’America, questi sono i suoi contrasti, contrasti che si riflettono sul grande schermo con una forza magica, caleidoscopica, di disarmante bellezza. Buona visione.

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A cura di Andrea Vesentini