Il 20 ottobre parte la seconda edizione di “VIE Scena Contemporanea Festival”: nove intensi giorni di teatro, danza, musica ma anche film, video e installazioni, che cercheranno di offrire una panoramica il più possibile variegata dello stato della performance contemporanea, esplorando quel territorio talvolta oscuro denominato “teatro di ricerca”.
Epicentro del Festival sarà Modena con il Teatro Comunale, il Teatro delle Passioni e il Teatro Storchi, ma anche le vicine Carpi e Vignola ospiteranno in luoghi più o meno convenzionali spettacoli e performances di artisti italiani e internazionali.
Ad aprire il Festival sarà il nuovo spettacolo del regista-coreografo belga Alain Platel, vsprs, tratto dal Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi. A differenza dei precedenti spettacoli, i cui interpreti erano spesso dilettanti e talvolta borderline, qui è protagonista una comunità di danzatori, musicisti e cantanti professionisti a cui Platel ha sottoposto filmati dello psichiatra dell’Ottocento Arthur Van Gehuchten e dell’antropologo Jean Rouche: isteria devozionale d’altri tempi e riti di possessione africani anni Cinquanta forniscono così lo spunto per una conversazione con il Monteverdi sacro, tradito però da accenni tzigani e ritmi jazz (lo spettacolo sarà poi il 19 novembre al Teatro Comunale di Ferrara e il 24 e 25 novembre a Roma per RomaEuropa Festival).
Il 20, nella piazza di Carpi, una piccola orchestra di clacson ripercorrerà poi in maniera bizzarra ouverture e arie principali di tre celebri opere di Mozart.: Le Nozze di Figaro, Il Flauto Magico e Don Giovanni La performance, nata all’interno dell’Heliogabalus, ultima creazione del gruppo ravennate Fanny & Alexander, in occasione del festival prende vita e forma autonoma, con l’appropriato titolo Strepito. Di Fanny e Alexander si potrà anche vedere il video Rebus per Ada, realizzato con la complicità dell’enigmista Stefano Bartezzaghi, e frutto del lavoro pluriennale della compagnia sul romanzo di Nabokov Ada o ardore.
La Socìetas Raffaello Sanzio volta pagina dopo la lunga ricerca sul tragico sviluppata con la Tragedia Endogonidia: a VIE presenterà infatti in anteprima hey girl!, un lavoro che punta all’essenza del movimento e del gesto, svuotati di ogni contenuto. Romeo Castellucci, regista della compagnia (e direttore della Biennale Teatro nel 2005) sarà inoltre protagonista, insieme a Letizia Renzini (critico musicale e autrice di video e performance), di una “conferenza muta”: un dee jay set al buio che trasformerà gli spettatori in “uditori non vedenti” (il 22 alla Fonoteca di Carpi).
Dal 26 al 28 ottobre, il circo francese-tsigano Rasposo pianterà il suo tendone nell’Ex Mercato Ortofrutticolo di Vignola, mentre, negli stessi giorni i cileni del Teatro la Marìa presenteranno La tercera obra, che prende spunto da Terrore e miseria del Terzo Reich di Bertolt Brecht (Teatro delle Passioni). Il 26 e 27 ottobre, in prima mondiale, al Teatro Comunale di Modena, l’atteso ritorno in Italia del regista lituano Eimuntas Nekrošius che presenta la sua lettura originale e visionaria del Faust di Goethe.
La compagnia di attori-contadini del Teatro delle Ariette proporrà il suo ultimo spettacolo Bestie (è finito il tempo delle lacrime), mentre i Motus saranno presenti con la performance A place. [that again] , ispirata all’opera e alla poetica di Samuel Beckett.
Sul fronte della danza, sarà possibile rivedere Solo Goldberg Improvisation, un ormai celebre assolo interpretato da Virgilio Sieni sulle note delle Variazioni Goldberg di Bach, eseguite dal vivo dal pianista Diego Maccagnola. Sieni sarà anche protagonista insieme al padre Fosco di Osso, una performance sul profondo legame che lega padre e figlio. Sempre di Sieni, sarà inoltre visibile per tre giorni, dal 22 al 24, alla Biblioteca Delfini di Modena, la videoinstallazione Adagi partigiani.
Erna Ómarsdóttir e Johann Johannsson consolidano il loro sodalizio artistico conThe mysteries of love, una riflessione tra danza e canto sul mondo dell’adolescenza, mentre la Compagnia Le Supplici di Fabrizio Favale presenta nell’insolita cornice dell’Accademia Militare una tappa del lavoro sul Mahabharata, il poema sacro della religione indù, dal titolo “Une histoire de caché”.
A chiudere il festival, Questo buio feroce, l’ultimo lavoro di Pippo Delbono, e La Busta, di Spiro Scimone e Francesco Sfarmeli. Del duo siciliano verrà anche riproposto il film Due amici, tratto dal loro spettacolo in dialetto messinese Nunzio (1994) e vincitore del Leone del Futuro come migliore opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002.






