venerdì, Luglio 31, 2026
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“WORLD TRADE CENTER” di Oliver Stone

Il ricordo che tiene in vita

Fuori Concorso
DAL NOSTRO INVIATO DAGLI STATI UNITI – Una storia vera, il primo lungometraggio sull’attacco al World Trade Center che ha cambiato la storia. Due poliziotti dell’autorità portuale vengono recuperati dopo ore dalle macerie delle torri gemelle.

Dopo cinque anni, il cinema è pronto a confrontarsi con l’inavvicinabile, e vivere la storia con meno retorica e più umanità. World Trade Center di Oliver Stone non offre una lettura politica degli avvenimenti, ma si limita a presentare il lato umano della vicenda, raccontando la storia vera di due poliziotti della Port Authority rimasti intrappolati sotto le macerie.

Il cinema, nato come finzione, divertimento e arte, di fronte alla tragedia individuale e collettiva, umana e storica, diventa semplicemente racconto – rinuncia a ogni figura retorica perché la verità supera ogni commento e punto di vista: Stone sceglie la storia di John McLoughlin e William Jimeno, due dei venti superstiti recuperati dalle macerie. Ma il regista non prende la strada del documentario, e porta sullo schermo tutto il pathos, l’angoscia, la sofferenza di quella giornata fatidica.

Al di là di ogni analisi politica o sociologica, senza dare alcun giudizio ideologico, quello che viene rappresentato è il dolore privato, individuale: forse la chiave di lettura più autentica per leggere i fatti. La tragedia di quella data sta nel modo in cui la storia è entrata nelle nostre case, con l’irruenza di tonnellate di cemento, sconvolgendo le nostre vite e segnandole per sempre, trasformando quello che fino a poco prima era il centro del mondo in un insensato campo di battaglia, la terra di nessuno (o “la terra zero” come è stata ribattezzata), forse il nulla o forse il punto di partenza per un mondo diverso.

L’intera pellicola è costruita sul contrasto, e in molti momenti lo schermo diventa improvvisamente buio, per alcuni istanti, come se gli occhi si chiudessero per non vedere fino in fondo l’orrore e la tragedia, come in un dramma greco dove non si mostrava l’osceno, quello che doveva restare fuori dalla scena. Seguendo la strada di Iñarritu nel suo episodio in 11 Settembre 2001, Stone sceglie lo schermo nero, il silenzio. Nel film si sentirà dire “Sembra che Dio abbia creato una cortina di fumo per impedirci di vedere”. Ogni scena che avrebbe potuto essere spettacolare, come il crollo delle torri, è rappresentata dal basso, e ciò che si vede sono sassi che cadono, senza alcun riferimento alle immagini televisive conosciute (che vengono invece mostrate, nel film, proprio in tv). Ma c’è anche un significato più profondo sotteso a questa scelta visiva: la tragedia dell’11 Settembre sta nell’aver colpito in basso, gli umili, gli innocenti, che hanno pagato per gli errori e l’astio dei potenti che dall’alto guardavano le stesse scene sui notiziari.

A tenere in vita Jimeno e McLoughlin è il ricordo delle proprie famiglie, la ferma speranza che non si tratti solo di memoria ma vi sia anche un futuro, un modo di uscire da questa vicenda insensata: lo rivelerà John stesso quando rivedrà sua moglie, il desiderio di rivederla l’ha salvato. Stone si rifiuta di mostrare solo il lato più atroce e cupo della vicenda e trova un senso a questo spaventoso e disumano sacrificio: il dolore unisce, avvicina, rende l’uomo vulnerabile e proprio per questo non più aggressivo; all’odio estremo segue per contrappasso l’amore incondizionato. In una delle scene più toccanti, la moglie di John incontra la madre di un disperso in ospedale e le due piangono insieme, accomunate dalla sofferenza.

Tutto il cast, Maggie Gyllenhaal e i due agenti Cage-Pena in testa, è straordinario nel superare la non facile prova del confronto con la realtà (la storia viene dalle testimonianze dei veri McLoughlin e Jimeno e dalle loro famiglie): più che ogni rumore, ogni esplosione, negli occhi rimarranno le imagini di Maggie Gyllenhaal che cammina per strada, incredula, divisa fra la voglia di andare avanti e quella di lasciare andare tutto per sempre.

Un film essenziale, necessario, valido non solo come tributo alle vittime, ma anche come opera cinematografica che elabora il lutto, anche visivo, e ha il coraggio di portarlo sullo schermo.

Titolo originale: World Trade Center
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Drammatico

Durata: 125′
Regia: Oliver Stone
Sito ufficiale: www.wtcmovie.com

Cast: Nicolas Cage, Michael Pena, Jay Hernandez, Armando Riesco, Maria Bello, Maggie Gyllenhaal, Donna Murphy, Patti D’Arbanville
Produzione: Paramount Pictures, Double Feature Films, Intermedia Films
Distribuzione: UIP
Data di uscita: Venezia 2006
13 Ottobre 2006 (cinema)