Giovedì 20 aprile (ore 20.30) debutta in prima nazionale al Teatro Malibran di Venezia “Un curioso accidente”, un classico goldoniano in lingua italiana poco frequentato che il regista lituano Tuminas ha scelto di mettere in scena per affrontare problematiche sociali e politiche della realtà contemporanea. Lo spettacolo si replica venerdì 21 e sabato 22 alle 19 e domenica 23 alle 16. Questa nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale si inserisce nell’ambito di “Goldoni 400”, il progetto di celebrazioni per i 400 anni del Teatro Goldoni promosso dal TSV assieme al Comune di Venezia e alla Regione del Veneto. Sul palco, gli interpreti Luciano Roman, Valerio Mazzucato, Margherita Mannino, Alberto Olinteo, Emilia Piz, Daniele Tessaro e Sara Verteramo, danno nuova vita alla storia di un amore che, nato in maniera avventurosa, stenta molto a giungere al matrimonio naturale corollario nell’universo goldoniano di ogni seria relazione sentimentale.
Sulla trama lo stesso Goldoni annota nelle avvertenze a chi Legge che precedono il testo nell’edizione della commedia “Il puro fatto, nella maniera colla quale mi venne esposto, era di tal maniera circonstanziato, che quantunque vero, parea inverisimile, e tutta la mia maggiore fatica fu di renderlo più credibile, e meno romanzesco.” La storia d’amore tra l’ufficiale in convalescenza Monsieur de la Cotterie e la figlia del ricco mercante Giannina diventa intricata e macchinosa, ora crudele e ora anche divertente, anche per le diverse raffinate strategie che guidano i comportamenti di due personaggi. Al punto che il regista Tuminas cerca in questo microcosmo familiare materiale drammaturgico per portare sulla scena “i sentimenti contrastanti di oggi e questo mondo che trema”. Così Tuminas descrive l’odierno mondo che trema “solo due anni fa, a causa della pandemia, dicevamo che il mondo non sarebbe più stato lo stesso”, e infatti presto il mondo intorno a noi è diventata in “bianco e nero”, come accade sempre durante le guerre. “Il mondo di oggi ci divide e ci rende estranei, trasformando gli esseri umani in piccoli despoti nel proprio regno.”
Le scene sono di Youlian Tabakov, i costumi di Eleonora Rossi, mentre a curare le luci e il sound design sono rispettivamente Nicolò Pozzerle e Andrei Mirnyi.






