Non molla la presa, il nuovo romanzo di Valeria Parrella. Fin dalle prime pagine si fa spazio, senza chiedere permesso, tra i sentimenti del lettore e lì si annida, facendolo riflettere, trascinandolo dentro una realtà lontana eppure ingombrante, ed esistenze che tuonano.

Elisabetta Maiorano, ha cinquant’anni, vedova da tre, vive sola e insegna matematica in un carcere minorile; impiego che si era andata a cercare “quando aveva messo Nisida come terza preferenza per l’assegnazione”.

Almarina è romena, minorenne ferita dal passato, da un padre ignobile, separata dal fratello appena arrivata in Italia. Ha già vissuto almeno tre vite. Una casa famiglia, qualche gesto di piccola criminalità e le porte del carcere minorile le si sono aperte davanti.

Nisida è un isolotto di fronte a Napoli. Lì c’è il carcere minorile, con i suoi gironi. “La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile”.

Le guardie carcerarie, i volontari, gli insegnanti… ognuno di loro quando passa la sbarra di ingresso del carcere diventa come Alice che si guarda attraverso lo specchio: ognuno di loro deve decidere come guardarsi, giudicare sé stesso come persona utile o inutile per quei ragazzi cui deve insegnare (nel caso di Elisabetta e dei suoi colleghi) un programma, che non c’è, ma che è stato adattato a loro, ragazzi che magari scompaiono per settimane perché sono in punizione o il giudice li ha trasferiti o rilasciati…

“In carcere del presente non si parla, il futuro non si immagina” così i temi assegnati dall’insegnante di italiano riguardano il passato; perché “il carcere è un dolore che non finisce, è paura e solitudine”. E’ un recinto che abbatte tutte le promesse che sono state fatte ai bambini.

Almarina, Elisabetta e Nisida sono i tre protagonisti di questa storia capace di raccontare porzioni complesse di umanità che si interrogano, che provano a risolvere i paradossi della società, dei tribunali e dei questionari, dell’esistenza dove il tempo va veloce, ma il tempo del giudizio è lento.

Come la retta che è fatta di infiniti punti, Elisabetta cerca di trovare il punto in cui lei è un’adulta e quello che per Almarina è attracco sicuro.
Valeria Parrella sceglie attentamente ogni parola, dà una geometria ai suoi personaggi, calcola l’esatta posizione della punteggiatura, perché ogni dettaglio, ogni sfumatura, anche la più tenue, trasmetta un’esperienza vivida al lettore.
Almarina è un romanzo sociale, politico, è un romanzo sul bisogno di amore, sul bisogno di scoprirsi affini nella propria diversa e lontana fragilità femminile e sul provare a rendere o trovare una giustizia.

 

 

 

 

 

 

Valeria Parrella, Almarina, Einaudi 2019, pp 136, € 17