De Pictura. Dodici pittori in Italia a Palazzo Giacomelli

Avanguardia superata? E’ una questione di nomi. Visualizzare e reificare la pittura può servire a farne capire il percorso che non è solo un procedere in avanti ma un’altalena fra presente, passato e futuro in una spazialità atemporale autodefinita. Non temere di essere figurativi in una fase di astrazione, non temere di raccontare e dare un significato a segni a prima vista incomprensibili.

Così Piero Guccione che fra l’altro scrive: “Lo so, la pittura è senza futuro  ma io le dedico lo stesso la mia vita”, novello Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento. E Claudio Averna aggiunge: “Non vi è un lasciapassare gratuito per fare arte, ogni volta si riparte da zero e i risultati non si possono ipotecare”. Artisti che ragionano su cosa sia la pittura e concludono sconsolati che al massimo è consentito afferrare brandelli di realtà. Pittori filosofi che trattengono l’urlo di Munch ma ne ripetono lo scetticismo e il dolore per  la fine di un mondo sereno e l’avvento dell’angoscia esistenziale.

Goldin – nel presentare  tredici pittori contemporanei  a Palazzo Giacomelli in Treviso sia in una mostra d’avanguardia, sia in un meditato grosso catalogo – si racconta, ma è pur sempre un modo di parlare di arte, di fare capire come fra i tanti che lo vogliono come critico e promotore delle proprie opere egli sia alla costante ricerca dell’artista puro, significativo per il progresso della storia dell’arte, capace di trasmettere sensazioni ed emozioni.

Per quanto si sforzi di andare oltre, si è, in realtà, sempre su quella carrozza polverosa nelle idilliche strade di Provenza in attesa della rivoluzione picassiana dei nonsensese di Magritte e della sua pipa che però non è una pipa anche se ne ha tutte le caratteristiche.

Sotto la sua guida si riesce a cogliere la novità del Grande roveto bruciato di Ruggeri, nelle foglie autunnali di Pierluigi Lavagnino si scoprono valori tonali con il loro messaggio lanciato nella metafisica. In Forgioli si sente vibrare attraverso il colore la nostra contemporaneità, anche se la lascia nel vago  perché sia lo spettatore a vedervi le proprie sensazioni. Novello Socrate che esercita l’arte della maieutica per far nascere nuove forme insospettabili.

Chi guarda queste tele  viene così ammaestrato ad orientare lo sguardo verso ciò che  l’artista coglie, nella sua trasfigurazione,  i valori essenziali dell’esistenza, materializzando nel contempo l’invisibile della natura.

                                                                                     Ha collaborato Giacomo Botteri 

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