Joy Gharoro-Akpojotor debutta alla regia con Dreamers che prima presenta alla Berlinale, il festival del cinema di Berlino, e che ora ripropone al Some Prefer Cake, il festival del cinema lesbico della città di Bologna.
Dopo aver vissuto sprovvista di visto di soggiorno nel Regno Unito per oltre due anni, Isio viene scoperta dalla polizia a lavorare illegalmente e viene internata nel Centro di Rifugio di Hatchworth. Vuole seguire il corso legale degli eventi: parlare ad un giudice affinché la sua richiesta di asilo venga accolta e fare appello su appello. Farah, la sua compagna di stanza, però la mette in guardia perché la giustizia non è equa nei confronti dell3 rifugiat3. Isio, infatti, è scappata dal proprio Paese di origine poiché lesbica ed osteggiata non solo dalla legge, ma anche dalla propria famiglia, che l’ha sottoposta ad abusi e il giudice, ascoltata la sua storia, si chiede come possa essere realmente sicuro che non menta. Dentro a quel centro di detenzione le donne sono private della propria libertà personale e di qualsivoglia diritto alla privacy e alla riservatezza: le guardie entrano ed escono dalle camere delle ragazze senza curarsi di bussare o di annunciare la propria presenza e si verificano abusi, anche di natura sessuale, dettati dall’abuso di potere. Isio inizia lentamente ad adattarsi e a comprendere le regole che governano quell’ambiente e si accorge di starsi innamorando della propria compagna di stanza. E quando Farah e le amiche le propongono un piano per fuggire vacilla perché vuole agire sul piano della legalità.
La regista narra la propria storia vissuta all’interno di quello che possiamo definire un inglese CPR. Un posto in cui, anche se non dichiarato, lo scopo è la ghettizzazione di persone già socialmente marginalizzate in attesa di essere rimpatriate, anche quando è evidente come non sussistano le necessarie condizioni di sicurezza. Insomma quella che viene spacciata come “una misura di sicurezza” in realtà altro non è che una stortura burocratica di una giustizia che ha evidentemente fallito. E l’unica cosa che può far rimanere a galla una persona sottoposta a queste condizione è la sorellanza.











