Presente tra i titoli della sezione Gran Public della 19ª edizione della Festa del Cinema di Roma, anche Fino alla Fine, nuovo film di Gabriele Muccino.

L’amore è la forza motrice di molti racconti: storie d’amore dolorose, passionali e travolgenti. Quella di Fino alla fine rientra in tutti questi aggettivi.

Le due sorelle californiane, Sophie (Elena Kampouris) e Rachel stanno per tornare in America dopo il loro soggiorno in Italia, viaggio tanto desiderato da Rachel in quanto appassionata d’arte. Sophie per tutta la permanenza nella penisola ha assecondato i desideri e i programmi quotidiani della sorella, ma arrivata a Palermo, desidera passare quell’ultimo giorno come una vera e propria vacanza. Per questo, come compromesso, Rachel concede di passare qualche ora in spiaggia prima di proseguire secondo i suoi piani. Tuttavia Sophie incontra Giulio (Saul Nanni) e il suo gruppo di amici dai nomi stravaganti: Comandante, Spritz e Samba, da qui la giornata avrà risvolti inaspettati.

Tra i due scoppia immediatamente la scintilla che porterà Sophie ad addentrarsi in cose più grandi di lei. Tutta la storia viene sviluppata in un arco temporale di un giorno, in particolar modo vari avvenimenti accadono tutti durante la sola notte. Un coming of age che prende le sembianze di un’odissea notturna al termine della quale la protagonista non ha uno sviluppo significativo, ma da cui sicuramente viene segnata.

Il film presenta varie problematiche, non solo per via dell’amore fin troppo repentino, in parte accettabile in quanto topos sia letterario che filmico, spesso tradotto nel famoso ‘’colpo di fulmine’’. Il reale problema, infatti, è quello che riguarda la sceneggiatura che non funziona per via dei troppi eventi che avvengono in così poco tempo e concatenati tra loro in maniera del tutto irrealistica. L’aspetto attoriale non è del tutto negativo, tuttavia i dialoghi non aiutano l’interpretazione che spesso risulta essere forzata e a tratti sopra le righe.

Questo mix di componenti rende Fino alla fine un film con una storia sui generis, risultando un prodotto poco convincente ed efficace sul piano narrativo, ma soprattutto, emotivo.