Dopo anni trascorsi in Europa, in Belgio per studiare, la 28enne Elsa (Daniela Marín Navarro) torna in Costa Rica. La madre Isabel (Marina de Tavira) è una poetessa che sta promuovendo la riedizione di una raccolta di poesie scritta in gioventù; sua sorella Amalia (Mariangel Villegas) di 20 anni sta intraprendendo un percorso tanto esoterico quanto esistenziale; il padre Nahuel (Reinaldo Amién) cerca conforto in una serie di conquiste amorose.
Elsa si trova in un paese profondamente cambiato da quando è partita, e si trova con un bagaglio di responsabilità che non immaginava, mentre la relazione con Sven, il fidanzato che vive all’estero, inizia a sgretolarsi, mentre lei si abbandona a una serie di incontri sessuali casuali.

Dopo il suo debutto con Tengo sueños eléctricos (2022) al Festival del cinema di Locarno, la regista Valentina Maurel, che scrive la sceneggiatura, racconta attraverso Elsa la storia di una giovane donna che sta ancora costruendo la propria indipendenza mentre affronta le prime fasi dell’età adulta. È un film con una trama semplice su carta, ma inquietante per come la Maurel l’ha sviluppata dietro la macchina da presa.
Nella prima metà del film la regista, che  si astiene dal giudicare i suoi personaggi, si dedica a mostrare le dinamiche famigliari, poi è la decisione che dovrà prendere Elsa, se andare o restare, con quale mentalità, se europea o nativa, provare a razionalizzare tutto, a dominare la scena fino al finale.