Cari amici americani, senza rancore ci tengo a fare una premessa: come paese, noi abbiamo chiaramente un rapporto più sano del vostro con la fiction, dato che da noi ci sono una suora, un prete e una dozzina di commissari che tengono in piedi il settore da vent’anni, mentre voi c’avete sta fissa di far finire le serie a una certa stagione, di far evolvere i personaggi, di esplorare tematiche inedite, tutti sti guizzi che poco centrano con l’arte del piccolo schermo.

L’ultima uscita vostra è stata quella di lucrare sui nostri bellissimi omicidi invidiati in tutto il mondo, abbiamo visto tutti le foto di Lady Gaga vestita da Lady Gucci e ci siamo rimasti molto male quando abbiamo scoperto che non era un costume da Veronica Lario. Belli i costumi, belle le location, bello Herbert Ballerina che fa Adam Driver che fa Maurizio Gucci, ma a mio parere resta un grosso problema: avete sbagliato morto ammazzato, del caso Gucci non si ricorda niente nessuno, bastano venti minuti di Sciarelli per capire che ci sono almeno altri venti casi più adatti a una serie evento. Non voglio girarci attorno quindi lo dirò subito: voi vedete Lady Gaga, io vedo una Rosa Bazzi mancata.

Ed è solo il primo esempio che mi viene in mente, tra una moltitudine di casi che hanno fatto la storia del nostro paese e meriterebbero una bella miniserie. A questo proposito, allego a questa lettera aperta alcuni spunti per serie true crime ispirate a fatti che hanno davvero segnato la storia di questo paese. Giusto per citarne qualcuno:

Tonio Cartonio – un caso ancora aperto. Forse il nostro paese non è ancora pronto ad affrontare questo argomento come si deve, e proprio per questo motivo abbiamo bisogno dello sguardo lucido della televisione americana per raccontare il fatto di cronaca che ha stravolto il palinsesto pomeridiano di Rai 3.

Il giovane Schettino: il primo inchino. Amici produttori d’oltreoceano, non devo essere certo io a ricordarvi quanti soldi hanno tirato su col Sheldon Cooper da piccolo. Il protagonista si trova con niente, a Rai Fiction hanno un container con dentro dei bambini prodigio, ancora da Ti lascio una canzone.

Iva Zanicchi caga in studio: un mistero italiano, con Nicole Kidman. Qui penso che ogni parola sarebbe sprecata, dato che il fascino di un prodotto del genere si spiega da solo. Scomodo, certamente, pretenzioso, non dico di no, ma uno sceneggiato su un caso di cronaca come questo, con tutti i suoi risvolti e le sue zone d’ombra mai chiarite, potrebbe incollare il mondo intero allo schermo.

Forse il mio appello resterà inascoltato, ma sono un sognatore oltre che un interdetto.