Una straordinaria Ambra Angiolini e un sorprendente Matteo Cremon hanno conquistato il pubblico del Teatro di Mirano con La Guerra dei Roses, una riscrittura e reinterpretazione ad opera di Valerio Santoro per La Pirandelliana in coproduzione con Goldenart Production e Artisti Riuniti, dell’omonimo romanzo di Warren Adler del 1981, noto grazie alla fama del film con Michael Douglas e Kathleen Turner che ne è stato ricavato. La storia tratta di un tema tanto semplice all’apparenza quanto complesso: la lentissima separazione dei coniugi Roses, dopo diciotto anni di matrimonio.

La regia di Filippo Dini porta in scena Jonathan, un uomo interessato alla sua carriera di avvocato e la moglie Barbara, obbediente, remissiva e devota fino al momento in cui non sopporta più la vita di “ruffiana”, come si autodefinisce la donna stessa per indicare la sua condizione di sottomessa e adulatrice del marito, ed esplode. Inizia, così, una vera e propria lotta non solo tra i loro avvocati, la Thurmont e Goldstein, interpretati dagli eccellenti Emanuela Guaiana e Massimo Cagnina, ma anche all’interno della stessa coppia protagonista. È una guerra verbale, che si consuma dapprima tra sotterfugi e dispetti, fino ad arrivare a veri e propri torti e a una violenza anche fisica. Aprire una ditta di catering diventa all’improvviso davanti agli occhi di Barbara la via per intraprendere un percorso di emancipazione: la donna sembra aver rimosso l’amore, se mai ci fosse stato, per il marito e desidera solo la sua scomparsa, per non dire morte. La scenografia è fatta di luci, suoni, una scala e di misteriose porte che consentono ai due coniugi di raggiungere direttamente dalla loro casa gli studi dei rispettivi avvocati: non hanno mancato di coinvolgere e divertire il pubblico anche alcune irruzioni in platea tra gli spettatori degli interpreti. Ne è uscita una messa in scena tanto nuda, cruda e drammatica, quanto percorsa da una frizzante ironia: l’eccezionale forza della brillante interpretazione dei quattro attori ha commosso e divertito il pubblico.

Applausi prolungati, grande l’entusiasmo di una platea esaurita in ogni ordine di posti.