L’australiana PL Travers ha scritto ben otto romanzi (il primo è del 1934) sulla figura della bambinaia più famosa al mondo: Mary Poppins. Già alla scrittrice poco garbava l’adattamento edulcorato da Walt Disney nel 1964 (ne abbiamo visto raccontata la storia nel pungente e commovente Saving Mr Banks), divenuto un classico intramontabile per ogni generazione, anche e soprattutto per merito dei protagonisti: il Premio Oscar Julie Andrews e Dick Van Dyke.

Ma lasciamo le polemiche e dettagli e concentriamoci sul tanto atteso quanto temuto sequel (perché di un seguito si tratta, non di un rifacimento/reboot. Come scritto sopra, PL Travis ha scritto diverse avventure su questo personaggio) della storia di Mary Poppins, tata vanitosa dal distacco emotivo.

Non siamo più sul finire dell’Ottocento, ma negli anni ‘30, sempre a Londra, nel mezzo della Grande Depressione. Non ci sono più le sufraggette, ma le lotte sindacali; non ci sono più gli spazzacamini (probabilmente perché tutti morti di cancro, altro che “allegro e felice pensieri non ho“), ma i lampionai o acciarini

Ritorniamo al numero 17 di Viale dei Ciliegi, proprio nella casa dei Banks, ora abitata dall’allora figlio più piccolo Michael, oramai padre di famiglia con tre bambini rimasti da poco orfani della mamma (Buon Natale!). Michael lavora part time in banca, ma ha l’anima dell’artista, la sua ambizione è dipingere; mentre la sorella più grande Jane ha ereditato da sua madre l’entusiasmo per l’attivismo e scende in piazza per i diritti dei lavoratori.
La situazione precaria di Michael e il bisogno di attenzione dei tre bambini spingono Mary Poppins a tornare a Londra per occuparsi nuovamente della famiglia Banks. La bambinaia, sempre giovane e praticamente perfetta sotto ogni aspetto, travolge con naturalezza i piccoli John, Georgie ed Ellen in fantastiche avventure di crescita e darà un contributo notevole affinché Michael non finisca sul lastrico.


La trama di questo ritorno segue la struttura del primo film: presentazione famigliare, arrivo di Mary Poppins, avventure e riscoperta dei buoni sentimenti per tutti.
Rob Marshall dirige con quell’inconfondibile sguardo di chi ha dato inizio alla propria carriera come coreografo e regista sui palcoscenici di Broadway: le coreografie sono da musical, né più né meno, attente ai ritmi, ai colori e alla moda degli anni 30 (impossibile che il piede dello spettatore non tenga il ritmo); le musiche composte da Marc Shaiman evocano la partitura del leggendario Richard M. Sherman (che ha supervisionato il tutto); mentre al momento non ci pronunciamo sui testi scritti da Shaiman con Scott Wittman perché avendo subito questo film doppiato, ci asteniamo da fare una critica ai testi prima di ascoltarli nella versione originale.

“Dopo aver letto tutti i libri – ha rivelato Marshall – abbiamo deciso di prendere vari elementi da ciascuno di essi per mettere in evidenza il tema ricorrente dei libri di Travers: quando diventiamo adulti, diventiamo cinici e disillusi e non riusciamo più a vedere la vita con gli occhi di un bambino”.
Un cast strabiliante per un ritorno in grande stile: dalla bravissima Emily Blunt (la voce italiana che interpreta le canzoni è Serena Rossi) che veste i panni che furono dell’indimenticabile Julie Andrews, al bancario Colin Firth e alla cugina di Mary Poppins interpretata da Meryl Streep, da Emily Mortimer che dà il volto a Jane al Michael di Ben Whishaw fino al promettente Lin-Manuel Miranda nel ruolo dell’acciarino (che sostituirebbe il caro Bert che viaggia per il mondo) e c’è perfino Angela Lansbury e qualche momento di animazione (non siamo nostalgici tantomeno aderiamo alla dottrina del si stava meglio quando si stava peggio, ma i pinguini del 1964 erano più pinguini, insomma erano disegnati meglio!)
Non mancherebbe nulla. Almeno sulla carta. Eppure in quei troppi 130 minuti si sente il formicolio dell’assenza di qualcosa. Robert Stevenson e Walt Disney avevano sì realizzato un film stucchevole (la parte dei canterini spazzacamini è imperdonabile, considerate le condizioni sanitarie e il lavoro minorile), ma c’era l’anima, c’era la magia, c’era la fiaba.
Qui è tutto un trionfo tecnico, patinato e impeccabile – le coreografie, ripetiamo, sono trascinanti – ma manca la magia. Basti solo pensare al momento che più ci ha scaldato il cuore: l’entrata in scena del 93nne Dick Van Dyke nel ruolo del banchiere 
Mr. Dawes, che si esibisce in un breve numero di tip tap.
Resta praticamente perfetto; Marshall e il suo team hanno realizzato con tenacia un’opera preziosa nel suo genere (anche se l’incipit è fin troppo straziante: bimbi orfani di madre e c’è il rischio di un tracollo finanziario); e a noi sono arrivate le loro intenzioni. Ma non ha acceso la scintilla della nostalgia o almeno dei nostri sentimenti per la mancanza o magari solo scarsità di un brio poetico. 

 

Titolo originale: Mary Poppins Returns
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Musical, Fantastico, Famiglia
Durata: 130′
Regia: Rob Marshall
Cast: Emily Blunt, Colin Firth, Meryl Streep, Ben Whishaw, Dick Van Dyke, Emily Mortimer, Lin-Manuel Miranda, Angela Lansbury, Julie Walters, Christian Dixon
Produzione: Marc Platt Productions, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney
Data di uscita: 20 Dicembre 2018 (cinema)