Bari.
Pietro Fenoglio, 68 anni, maresciallo dei Carabinieri, 16 mesi alla pensione, protesi all’anca. Giulio, poco più che ventenne, due mesi alla laurea in Giurisprudenza, disagio sul futuro, intervento all’anca. Due uomini che nulla avrebbero in comune a parte l’intervento alla gamba. Si conoscono nel reparto di fisioterapia dove stanno imparando di nuovo a camminare, entrambi verso un futuro incerto. Forse Pietro, nell’Arma da quando aveva 22 anni, una volta in pensione riuscirà a laurearsi in Lettere, chissà cosa farà… Giulio desiderava iscriversi a una facoltà umanistica, ma il padre avvocato gli ha imposto la sua carriera.
Esercizio dopo esercizio, passo dopo passo, chiacchiera dopo chiacchiera, Pietro e Giulio entrano in confidenza e scoprono di avere molte cose in comune, la passione delle storie, quella di ascoltarle e quella di raccontarle.
“Le storie non esistono se non vengono raccontate”. Pietro, nel ricordare la sua esperienza investigativa, svelando la tecnica di cui si è servito per risolvere alcuni casi, mostra a Giulio come l’investigare sia l’arte di (ri)costruire storie, e come indagare sia così simile allo scrivere.

Gianrico Carofiglio riprende tra le sue mani Pietro Fenoglio – piemontese trapiantato a Bari già conosciuto in Una mutevole Verità e ne L’estate fredda – sorprende sempre con intelligenza, spiazza con stupore il lettore che si trova su percorsi inattesi, piacevoli, intriganti, appassionanti. Attraverso una amicizia non convenzionale, ma autentica, regala al lettore un riflessione ironica, amara, umana sui rapporti di potere e sul potere del pensiero, sul metodo della conoscenza, sulla colta capacità di cogliere i dettagli della vita, sui concetti di verità e menzogna e sui loro effetti collaterali.

 

Gianrico Carofiglio, La versione di Fenoglio, Einaudi 2019, pp 176, €16.50