Samia è al primo giorno di scuola, come vice-preside in una scuola media pubblica, a Saint-Denis, un sobborgo di Parigi. Gli studenti, figli della periferia della capitale, sono problematici, divisi per classe in base alla “voglia” o capacità di studiare. Ogni giorno in classe è una “guerra” per gli insegnanti che cercano ostinatamente di imprimere qualcosa in giovani che non hanno il minimo desiderio di applicarsi.
Samia, che ha già una complicata situazione sentimentale, si prende “a cuore” il futuro di uno di questi adolescenti, provando a spronarlo in una realtà sociale greve e irrisolvibile.

Abbiamo visto molti, moltissimi film sul sistema scolastico pubblico francese, su insegnati e studenti, sull’intreccio delle loro esistenze fuori dalla scuola. Certo il rischio di ripetersi è abbastanza concreto. Quello che qui fa la differenza è il disegno dei personaggi, asciutto e accurato.
I due registi, qui al loro secondo film dopo Patients (2017), si sono ispirati a personaggi realmente esistenti – sono cresciuti nel quartiere dove il film è ambientato – e intorno a loro hanno scritto una storia anch’essa ispirata a vicende che hanno vissuto in prima persona o aneddoti che sono stati loro raccontati.
Il progetto che sostiene questa storia è quello di mostrare i sobborghi parigini da un certo punto di vista uscendo dai cliché che i media tendono a descrivere.
L’obiettivo dei due registi, quindi, di raffigurare la scuola senza idee preconcette, riesce solo in parte.
Ne apprezziamo la profondità di descrizione dell’ambiente, di rara autenticità documentaristica, stona invece l’umorismo, nella forma di un linguaggio che spesso risulta forzato e un po’ troppo facile.
L’anno che verrà sarà nei cinema dal 9 luglio, distribuito da Movies Inspired.