L’unico suo simbolo di gioia e libertà è il rosso della lacca sulle unghie. Ma si toglie con rassegnazione e dolore anche quella traccia di colore, quando si accorge che il suo sogno è finito. E’ il destino di una donna della Tunisia di oggi, dove le donne possono, o meglio, devono lavorare, ma non hanno ancora il diritto di decidere per la propria vita.

“Non sai fare altro che rubare e mentire” grida Noura (una bravissima Hend Sabri) in faccia a Jamel (odiosamente ben interpretato dai Lotfi Abdelli), il marito appena uscito di galera grazie a una amnistia. Lui è davvero un farabutto, violento e prepotente e con il suo arrivo sconvolge il fragile equilibrio domestico che la donna si era costruita con i suoi tre bambini, grazie al duro lavoro nella lavanderia di un’ospedale. Ma grazie anche a un altro uomo, Hamadi (Jamel Sassi), un onesto carrozziere del quale è innamoratissima e per il quale aveva chiesto il divorzio dal marito, che però ancora non sa nulla.

La legge è un’entità volubile, corrotta,  fondamentalmente patriarcale e  misogina: se i due amanti venissero scoperti prima del divorzio, sarebbe il carcere per entrambi. E’ proprio la mancanza di un rispetto per l’autodeterminazione della donna che fa sprofondare Noura in un incubo, dove lei è sempre la vittima designata: del marito aggressivo, dell’amante vendicativo, della collega delatrice, della polizia corrotta, di leggi ingiuste.

Le restano i figli, (due femmine e un maschio) per i quali si spera in un futuro più sereno.

La regista quarantottenne belgotunisina Hinde Boujemaa è impegnata in molte campagne di sostegno alla lotta contro la discriminazione e la disuguaglianza subita dalle donne in tutto il mondo. Questa sua pellicola coraggiosa e bella è il suo primo lungometraggio, che è stato presentato al Toronto International Film Festival e nella sezione New Directors al San Sebastián International Film Festival e in concorso al Torino Film Festival 2019. 

Alla kermesse torinese il film ha meritato il PREMIO FIPRESCI (Premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica), con la seguente motivazione: “Per la sua atmosfera realistica e la sua storia veritiera, caparbia, limpida e suggestiva, girata in un luogo specifico e marginale; il film affronta infatti problemi globali riguardanti scelta, libertà, responsabilità e convenzioni sociali conservatrici, che si basano anche su bisogni umani semplici e basilari nonché sulle fondamenta di ogni società: rivalità, felicità, dominio.
Per la recitazione straordinaria e spontanea allo stesso tempo, per la sceneggiatura di grande effetto, per i suoi temi universali e sinceri.”