La Giuria della trentunesima edizione del TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival 2016 ha assegnato a questo film una menzione speciale con la seguente motivazione: «Per l’audacia e l’efficacia del rapporto tra colonna sonora e visiva e la scelta stilistica che accoglie una commistione di generi cinematografici, che scavano in profondo in modo ironico e cruento il tema della violenza sociale».
Ironico e cruento di certo questo film lo è ed è anche violento, di una violenza masochistica, patologica, ad alta tensione per tutto il tempo, con agguati emotivi e psicologici sempre pronti fino all’ultima scena.
Protagonisti sono tre adolescenti, Esteban, Aritz e Sara, due maschi e una femmina, minorenni abbandonati a se stessi o forse che hanno abbandonato gli adulti. Gli adulti compaiono pochissimo e non sono mai figure positive o edificanti, sono al contrario o poliziotti corrotti e strafatti oppure docenti urlanti, pedagogicamente parlando perfettamente inutili e induriti dall’abitudine a non vedere una fine al peggio.
Non sappiamo nulla delle famiglie se non di quella di Aritz perché è lui che la descrive: patrigno cattivo, madre vittima. Ma quella famiglia raccontata non esiste nella realtà; non sappiamo se ne esista un’altra e come sia, ma quella raccontata, inesistente, rappresenta una volontà di autocommiserazione e un bisogno di autodistruzione.
I tre insieme si isolano dal resto del gruppo, ognuno ha un motivo per farlo: Esteban non riesce a dimenticare una ragazza più grande, ora compagna di uno spacciatore locale. Sara si veste e si atteggia da maschio, la chiamano “macho man”. E infine Aritz, una mente disturbata, ride se lo picchiano, si spegne mozziconi sui palmi delle mani, sembra che abbia ha un disperato e egocentrico bisogno di affetto.
Una fabbrica abbandonata diviene il loro rifugio segreto, unico simulacro di casa. Si drogano, si amano come se anche questa fosse una sfida, fanno discorsi troppo grandi: “Il male è un punto di vista. La gente quando si parla di morale passa dalla parte dei mediocri”. Decidono che saranno gli eroi del male. Vogliono uccidere i cattivi, o cercano di farlo. In realtà ammazzeranno solo una povera bestiola, il cane di un vecchio barbone. Le loro vere vittime sono purtroppo loro stessi.
Questo primo lungometraggio del trentottenne regista catalano Zoe Berriatua ha ottenuto altri premi e riconoscimenti nei festival di tutto il mondo. I giovani protagonisti sono di una efficacia impressionante.
Regia di Zoe Berriatúa; Spagna, 2015, HD, 93′, col.
Interpreti: Emilio Palacios, Beatriz Medina, Jorge Clemente.






