Siamo ormai abituati a vedere scene di addio al nubilato, più o meno numerose, più o meno organizzate con un logo o una maglietta commemorativa, ma con almeno due costanti: l’alcool che scorre copioso e i cazzetti luminosi. Chiaramente anche questo addio al nubilato non sfugge a questo trend, quindi vediamo la promessa sposa Lucia (Erica Dal Bianco) con Marta (Federica Carruba Toscano) e Federica (Orsetta Borghero) bere e festeggiare “come non ci fosse un domani”, come dicono i giovani d’oggi.
Improvvisamente il cortometraggio “Lucia sta per sposarsi” di Giuseppe Cardaci, presentato a Treviso in occasione dell’Edera Film Festival 2025, prende una strada diversa: vediamo un uomo a terra investito dalla macchina delle tre baccanti (dedite però al culto dell’ego). Qui la storia prende una piega tragica, Federica, che era assopita nel sedile posteriore, scende dalla macchina e si rende conto di quello che è successo. Chiede di chiamare i soccorsi alle due compagne che stanno discutendo tra di loro. Domanda chi guidava e qui cominciano le schermaglie tra le altre due che si autoaccusano a vicenda. Di colpo da amiche diventano rivali per la sopravvivenza e coinvolgono anche Federica: “Dovevi guidare tu! Eravamo d’accordo da mesi.”
Nel frattempo c’è una bellissima idea registica per rappresentare la vita che sta lasciando la vittima sull’asfalto: Federica trova a terra una cuffietta e la indossa rendendosi conto che è collegata all’ipod della vittima e che piano piano sta esaurendo la carica parallelamente alla vita della persona a terra. Segue silenzio, sguardi di complicità tra le altre due, Lucia, la promessa sposa, e Marta, l’amica che annuncia di essere incinta. Insieme realizzano che loro non possono prendersi la colpa visto il futuro che le attende, mentre in fondo Federica “Non ha niente da perdere: non ha il fidanzato, odia il suo lavoro, odia la sua vita e poi doveva guidare lei! L’aveva promesso!”. Marta pone Lucia di fronte ad un bivio: “O la mia parola contro la tua, o la nostra contro la sua..” Per qualche attimo forse Lucia si pone un problema morale, ma poi, velocemente, pensa mors tua, vita mea e le due amiche si coalizzano contro l’incolpevole e ignara Federica. Le mani di Lucia e Marta si intrecciano e così finisce il cortometraggio, lasciando gli spettatori del Edera Film Festival increduli di fronte a tanto cinismo. Marta viene condannata dalle persone a lei care in quanto alla fine lei non vale quanto loro.
Come nel film “Il capitale umano” (2013) di Paolo Virzì, qui viene attribuito un valore diverso alle vite delle persone a seconda di una scala del tutto arbitraria e soggettiva. Cortometraggio che lascia poche speranze su valori come l’amicizia, ma che indaga profondamente sull’animo umano, alla Simenon, ma qui con poche parole, poche inquadrature ma paradossalmente molta storia.











