“Ho voluto capire cosa succede alle persone che non hanno mai sperimentato l’amore, o ne sono state da sempre private. Mi interessava esplorare l’importanza dell’amore per la mente e per il benessere di una persona. Per farlo ho preso ispirazione dai racconti dei miei genitori, entrambi cresciuti in orfanotrofio, e dalla mia famiglia allargata: mi sono chiesto come si può crescere senza amore”. Così il regista danese Jacob Møller, classe 1979, parla della genesi del suo primo lungometraggio, del quale è anche sceneggiatore, presentato in anteprima mondiale in concorso al 42° Torino Film Festival. Una premessa che non tradisce il contenuto, permeato di angoscia, solitudine, ansia, timore, incomprensioni.
La vicenda si svolge in Danimarca poco dopo la seconda guerra mondiale. Un’orfana di 15 anni, Cecilia, è violentata all’interno dell’istituto dove vive e rimane incinta. Per evitare scandali, viene mandata a terminare la gravidanza da una compiacente “Madame” Ida, un tempo mondana e salottiera, che ora vive in un grande e sontuoso palazzo isolato nelle campagne, con l’unica compagnia di Alma, la domestica tuttofare. Ida promette che terrà poi la bambina come se fosse sua figlia.
Il film sviluppa con intensità e profondità il complesso e controverso rapporto tra le tre figure femminili, di tanto diverse per età, educazione, origine e classe sociale, quanto accomunate da solitudine e mancanza di amore, oltre che una vena strisciante di follia. Non c’è speranza di felicità, se non la misera soddisfazione di una vendetta, che rende però ancora più soli.
Tecnicamente un film perfetto, specie se si considera che si tratta di un’opera prima, con una ambientazione superba nella vecchia magione rustica, quasi un comprimario personaggio del film, dove le stanze sembrano avvolgere le protagoniste con un effetto opprimente e dove tutto ha un significato, persino un canarino in gabbia, che ha anch’esso un piccolo ruolo nella vicenda, rappresenta il soffocante clima della storia.
Grandiosa anche l’interpretazione delle tre donne: la diciannovenne Flora Ofelia Hofmann Lindahl (Cecilia), Christine Albeck Børge, 50 anni (Ida) e Karen-Lise Mynster, 72 anni (Alma): tutte e tre premiate per la migliore interpretazione al festival di Torino.











